NON SO DARE UN NOME A QUESTO POST

“Questo certificato è un po’ confuso… Insomma, l’oncologo elenca le terapie, dice che deve fare molti controlli, ma come sta adesso non si capisce.”

“Il certificato dice che sono a rischio di ulteriore progressione della malattia, che le terapie ormonali possono provocare osteoporosi, che tra gli effetti della pregressa chemioterapia c’è la neuropatia periferica sensoriale. E comunque ho portato i referti di ecografia e tac successiva alla visita che mi avete fatto due anni fa, c’era ancora una metastasi…”

“Allora ‘ste metastasi ci sono ancora?”

“No, per fortuna no. Come può vedere da quest’ultima Tac… Ma lei capisce che non è tanto facile sentirsi del  tutto guariti dopo che si è stati operati per un carcinoma mammario – che nel 2000 non avete considerato patologia così grave da accordarmi i benefici della legge 104 – che metastatizza dopo sei anni. Lo stress dei controlli… C’è anche il certificato del mio terapeuta.”

“Sì sì, lo capisco. Ma io devo fare una diagnosi. Che diagnosi le faccio io, co’ sto certificato?”

“Il medico è lei, lo deve sapere lei che diagnosi deve fare. Ha il certificato dell’oncologo che mi cura da otto anni, ha i referti radiologici, ha il certificato di uno psichiatra psicoterapeuta… A me interessa solo che mi confermiate la 104 per i permessi sul lavoro, di cui come vede ho bisogno.”

“Nessuno gliela vuole togliere la 104. Ma io devo fare una diagnosi… Vediamo un po’ questa Tac, mmmh, almeno da qui si capisce qualcosa.”

Nel frattempo era arrivato il secondo membro della commissione, uno psicologo. (Fino a quel momento eravamo solo io e il simpaticone, medico del lavoro. Il Presidente invece non c’era, e a naso direi che una Commissione Invalidità senza Presidente, e con due soli membri, non è regolare.)

“Se vuole passare dal collega psicologo…”

Con il collega psicologo il dialogo è stato sensato, ha letto con attenzione il certificato, mi ha chiesto delle terapie antidepressive e di quelle ormonali e io gli ho parlato degli effetti sull’umore di queste ultime.

“Per me va bene così, può andare.” Ha concluso con un sorriso incoraggiante.

Uscita da lì avrei spaccato tutto, a casa dei miei, dove Lula aveva trascorso la mattinata inventandosi un mal di pancia perché non aveva studiato per la verifica di storia, ho avuto una crisi di nervi. Magari me l’avranno pure confermata ‘sta 104, ma come sempre c’è da combattere. Pesi su pesi. Piove sul bagnato.

E cambiando argomento, ma sempre in campo sanitario restiamo, ecco cosa succede se una donna ha bisogno di prendere la pillola del giorno dopo: lo racconta Flavia Amabile sulla Stampa e sul blog Sorelle d’Italia. E qui, ecco cosa fare per denunciare chi si rifiuta di prescriverla in nome di una fantomatica obiezione di coscienza. (E grazie a Davide Malesi per aver segnalato le due cose sul suo blog.)

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13 Responses to “NON SO DARE UN NOME A QUESTO POST”


  1. 1 ombraincantata 6 febbraio 2008 alle 18:05

    Oggi ho fatto l’ esame di abilitazione alla professione medica…io leggo il tuo blog e prendo appunti!
    Intanto sento di doverti tante scuse a nome della categoria (anche se vi appartengo solo da 6 mesi!|)

  2. 2 utente anonimo 6 febbraio 2008 alle 18:48

    giorgia ti capisco e comprendo al mille per mille!

  3. 3 giorgi 6 febbraio 2008 alle 18:54

    Ombraincantata, auguri! Se prendi appunti leggendo i miei sfoghi diventerai bravissima (almeno nella comunicazione con i pazienti) ;-)) e non ti devi scusare, per carità.
    Però se qualche amico giornalista (ce n’avrei un paio che mi piacerebbe mettere all’opera…) che passa da queste parti volesse fare un’inchiesta su come funzionano le Commissioni mediche delle Asl per l’invalidità civile farebbero un gran bel servizio.

  4. 4 utente anonimo 6 febbraio 2008 alle 18:56

    ombraincantata: sei un’anima pulita, il migliore augurio che posso farti è di non cambiare mai, ma sono consapevole che sarà quasi impossibile una volta entrata nel giro

    giac

  5. 5 giorgi 6 febbraio 2008 alle 19:39

    oh, marco, scrivevamo insieme… Che fai rispondi all’appello? La facciamo una bella inchiestona su queste faccende qui? Alla Gabanelli e Iacona messi insieme, eh?

  6. 6 ziacris 7 febbraio 2008 alle 15:02

    è un film che ho già visto. Tutti uguali. Sono insensibili, degli azzeccagarbugli incompetenti, dei passacarte e niente altro. Come è successo a me, capisco la tua reazione isterica, ti senti crollare il mondo addosso, sembra quasi che ci si diverta ad andare a rimuginare tutto il passato. E se hai ancora bisogno di uno psicoterapeuta un dubbio non sorge?

  7. 7 juliaset 7 febbraio 2008 alle 15:45

    Cara, è un mondo guasto. A me hanno chiesto: “Tutto qui, sicura che non ci sia altro?” e avevo appena fatto la prima chemio. Per questo in ogni casa ci vorrebbe un pungiball. Un bacione. J

  8. 8 donnavidens 7 febbraio 2008 alle 16:04

    questa cosa oggi non l’avrei voluta spere. Detto tra noi: solo a leggerla girano i coglioni, a viverla non posso neppure immaginarlo.
    Ciao grande giorgi

  9. 9 camden 7 febbraio 2008 alle 16:28

    E ti pareva che ti dessero retta. Uno già vive un problema grave e poi si deve pure scontrare con la freddezza di queste persone…ma almeno tu hai avuto un dialogo, io sono stata dentro 60 secondi credo, hanno preso il mio certificato oncologico, questo il dialogo:
    medico:fa ancora la chemio?
    risposta: no.
    medico: Può andare.
    Ho parlato solo con un medico legale, tutti gli altri si facevano gli affari loro, come se le persone davanti fossero invisibili.
    E non è stato così solo con me, ma con tutti. Si entrava ed usciva, uno al minuto.
    Veramente è uno schifo…

  10. 10 giorgi 7 febbraio 2008 alle 21:55

    Informalmente, dovrei averla spuntata. Ma quello che mi ha fatto più rabbia, come Zia Cris, Julia e Rosi-Camden capiscono benissimo, è la sensazione che ti considerino lì per pietire un favore, per elemosinare qualcosa che non ti spetta, che ci marci perché in fondo che cazzo vuoi il cancro non ce l’hai più. Mi ricordo che la prima volta che mi sono sottoposta a questo stress, nel 2000, mi ero fatta piccola piccola col mio foularino post chemio, mi sentivo sotto esame e non ero stata in grado di spiegare tutte le buone ragioni per cui dovevano concedermi quella benedetta legge. E infatti me l’hanno negata. Due anni fa invece ero appena uscita dall’ospedale, quasi non mi reggevo in piedi, e sul certificato di dimissione c’erano tutti quei paroloni impressionanti, epatectomia, resezione metastasi, cicli e cicli di chemio da fare. Mi hanno pure fatto gli auguri! Invalidità al 100% e 104 per due anni. Chissà, forse pensavano che sarei schiattata prima!
    Ciao Donnavidens, che bello che ogni tanto riappari ;-))

  11. 11 EvaCarriego 8 febbraio 2008 alle 15:01

    Giorgi, queste cose qui alla periferia del regno non succedono
    se è autobiografico, sono basita e solidarizzo fortemente

  12. 12 EvaCarriego 8 febbraio 2008 alle 15:12

    ps: ho letto la tua ultima risposta, quindi è autobiografico
    ciò che mi sorprende è che le commissioni sono composte da medici, i quali dovrebbero sapere che il cancro è una malatia curabile ma non sanabile: ovvero, chi ha avuto un tumore maligno, ancorché clinicamente guarito in seguito a chemioterapia, radioterapia o chirurgia, rimarrà vita natural durante malato di cancro. Altrimenti non si spiegherebbero i controlli – compreso TC total body con m.d.c, eseguiti ogni sei mesi – che attestano che il cancro è una malattia genetica che ha tendenza a ripresentarsi nello stesso soggetto.Le commissioni mediche, alla periferia del regno, queste cose le sanno, e non mi risulta che i pazienti, già sfortunati di loro, siano chiamati a seconda visita per vedere se sono ” guariti”, indipendentemente dal fatto che il tumore si manifesti dopo 5 anni, o 25 anni oppure mai più.
    Mah.

  13. 13 giorgi 8 febbraio 2008 alle 15:21

    Eva Carriego, benvenuta! Purtroppo quello che ho scritto è autobiografico al 100%. Ma come vedi sono in buona compagnia. Oggi sul forum “dure come muri” si sono stupite che mi abbiano “fatto parlare”… Di norma acquisiscono la documentazione (certificati, ecc.) e non ti guardano nemmeno in faccia. Se la chemio l’hai già finita (e figuriamoci se son passati quasi due anni…) il tuo problema è considerato risolto. Bisogna farsi forza e dirgli in faccia a brutto muso quello che significa anche dopo, anche a distanza di anni, essersi ammalate di cancro. Ripeto, pare che questo sia servito. Ma combattenti come me ci si diventa dopo un bel po’, e non è giusto che si debba fare questa fatica.


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