Andate qui: Silenzio: si brucia

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11 Responses to “”


  1. 1 DNGDLB 11 dicembre 2007 alle 08:35

    Parole più che giuste, con qualche appunto però..
    Non scrivere della strage di Torino non vuol dire ignorarla: per quel che mi riguarda ho grande sfiducia che la manifestazione di piazza faccia il minimo solletico a grandi industriali e poco poco ai “grandi” politicanti.
    La rivolta popolare, quello sì, avrebbe effetto, ma non credo che l’Italia abbia ancora la disperazione per occupare ed espropriare fabbriche..
    Per contro, la libertà di informazione è qualcosa su cui è più pensabile poter agire. Ammesso e non concesso che faccia meno morti, alla disinformazione credo ci si possa oppore più incisivamente.
    Quanto meno attraverso le loro stesse armi: se all’indomani del secondo editto ci fossero stati sciami di protesta ci avrebbero pensato due volte prima di annullare definitivamente Decameron, o ci avrebbe pensato qualcun altro a farlo per loro; altra scelta, se dall’indomani tutti i clienti dell’operatore telefonico sponsor avessero cambiato tutti insieme sim magari qualcuno si sarebbe chiesto il perchè..

    Oltre alla mia personale considerazione aggiungo un’ultima cosa più generica: al di là del menefreghismo, affrontare la chiusura di un programma tv è cosa ben più semplice che affrontare la morte, fisica, di ragazzi sotto i 30 anni, con famiglie distrutte e drammi umani infiniti. Molte persone non ce la fanno, semplicemente rimuovono o fingono di ignorare per non stare male.

    Muxu, D.

  2. 2 giorgi 11 dicembre 2007 alle 15:49

    Caracaterina infatti non dice che chi non ne ha scritto ha ignorato la tragedia (“senz’altro molti hanno taciuto per la mia stessa angoscia”.)
    Di satira politica si parla, scrive, e straparla e strascrive, quando è libera e quando è censurata (vedi oggi, tre paginone su repubblica). Di fabbriche e morti bianche invece silenzio assoluto tranne per dire che non esistono più (le prime) o che purtroppo esistono ancora (le seconde.)

  3. 3 capsicum 12 dicembre 2007 alle 00:03

    l’articolo di lerner è da citare, senza meno. Il problema degli infortuni sul lavoro sta diventando terrificante. un bollettino di guerra.

  4. 4 zop 12 dicembre 2007 alle 11:16

    da qui parte una bella catena di link e di parole!

  5. 5 cybbolo 12 dicembre 2007 alle 11:35

    mi piace credere, nell’ambito di questi tamtam blogosferici, che ci sia una parte di società più sensibile di un’altra parte di maggioranza.
    che poi sia vero è tutto da dimostrare, ma mi conforta lo sperarlo…

  6. 6 SimonaCWords 12 dicembre 2007 alle 15:24

    Grazie per questo link. Parole molto belle e doverose.

  7. 7 giorgi 12 dicembre 2007 alle 19:14

    Ci sono state altre parole importanti, come hanno giustamente notato Zop e Cybbolo. (Effe, per esempio, sul suo blog Herzog).

  8. 8 utente anonimo 12 dicembre 2007 alle 20:12

    Sì, giorgia, un bel tam tam. Ma non fraintendermi. La penso come cybbolo: la gente c’è. Ci siamo. Oltre che qui e da Herzog (e da altri che non so, non raggiungo ma non importa) anche da untitled_io e da pessimesempio.

  9. 9 utente anonimo 12 dicembre 2007 alle 20:14

    Uh, non potevo dimenticare remo bassini.
    sempre io, caracate.

  10. 10 juliaset 13 dicembre 2007 alle 17:41

    Mah, direi proprio che le fabbriche esistono ancora, gli operai pure. Io ho lavorato in produzione fino a pochi mesi fa (come impiegato tecnico) e ho visto purtroppo molti incidenti in diretta, fortunatamente nulla di così tragico e incomprensibile come ciò che è accaduto nell’acciaieria. Lavorare in sicurezza voleva dire, nel nostro caso, rispettare solo una serie di regole semplici e noiose, che forse rallentavano un po’ la produzione. La responsabilità sulla sicurezza oggi è condivisa tra lavoratore e datore di lavoro, ma spetta soprattutto a quest’ultimo fare in modo che le regole vengano rispettate. Essere imprenditore, oggi più che mai, non vuol dire solo fare fatturato, ma anche dare un lavoro dignitoso alle persone. Scusa lo sfogo, io ho il dente un po’ avvelenato sulla questione…Ciao.J

  11. 11 giorgi 13 dicembre 2007 alle 19:54

    caracate, anch’io penso che ci siamo, e forse non siamo proprio pochissimi, per fortunaì. Ieri c’è stata la trasmissione di Lerner, con gli operai nell’aula del consiglio comunale di Torino. Non ce l’ho fatta a vederla tutta, ma mi è sembrata molto interessante.
    Julia: figurati, benvenga il tuo sfogo!


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