AMMETTIAMOLO

Bella giornata di sole in campagna, castagne, vino, cibo, cani e gatti, ragazzini e galline.

Dopo una giornata così andare in serata in ospedale per la visita con Zeta mi è sembrato più folle del solito.

Ancora prima di fargli vedere gli esami mi ha confessato che ha scritto solo i capitoli della sua tesi di dottorato in filosofia, e che l’idea avuta quest’estate è rimasta un’idea. Ergo, se mai qualcuno dovesse decidere di pubblicare il mio fardello il suo contributo si limiterà a una prefazione o postfazione . Almeno questo mi ha giurato che lo farà.

L’idea era scrivere delle storie “ospedaliere”  non necessariamente legate alla sua specializzazione. Al cancro, insomma. Me ne ha raccontata una, di queste storie, che se non scrive lui gliela ruberò sicuramente.

Poi  ha trascritto i risultati degli esami nella mia cartella clinica, mentre gli raccontavo che stavolta avevo avuto una paura fottuta. 

“Eh, capisco…”

“Sten dice che sono nevrotica, litighiamo in continuazione…”

“Magari è vero…”

“Magari è vero ma io ho diritto ad essere nevrotica, ad avere paura. E lui deve abbozzare.”

“Prima ci siete voi, che la vivete sulla pelle, ma subito dopo ci sono quelli che vi stanno accanto. Lo sai quant’è difficile? Io l’ho capito con mia madre, ma per un medico è un po’ meno complicato.”

“Sì, lo so che è difficile.  Ma io non so se chi mi sta accanto pensa ogni giorno a quello che è successo e che potrebbe succedere ancora. Io ci penso ogni giorno. Sarei una cretina se non pensassi che potrebbe ritornare, no? Come faccio a non pensarci? ”

“Sì, se mi chiedi se c’è probabilità che ti torni devo dirti di sì. C’è probabilità.”

“Ecco, appunto.”

“Ma ammettiamo che sei guarita definitivamente… perché devi pensare anche questo. Esiste anche questa possibilità… ”

“Ok, ammettiamolo.”

“Perché devi rovinarti la vita a pensare a qualcosa che non avverrà? Poi ti sembrerà di averla sprecata, questa vita, no?”

“Oh no!” Ho sbottato. “Non è così, non è che io non pensi ad altro. E’ che ormai è qualcosa che vive con me. Questo pensiero, questa “condizione”, è difficile eluderla.”

Prossima tappa TAC a gennaio, tanto per pensare ad altro… E magari prima una bella prefazione a firma dottor Zeta.

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7 Responses to “AMMETTIAMOLO”


  1. 1 capsicum 29 ottobre 2007 alle 00:03

    ok, sai cosa succede? che la possibilità tu la conosci, ma in realtà la stessa possibilità appartiene a TUTTI, solo che gli altri non la conoscono, non sono obbligati a prenderla in considerazione. E così ha ragione Zeta, e hai ragione tu. Ma in una cosa Zeta ha torto: avere presente la possibilità della malattia mortale o della morte non è detto che debba rovinare la vita. Dipende. Dipende da come la usi, questa possibilità.
    Baci

  2. 2 giorgi 29 ottobre 2007 alle 19:48

    Capsicum, è proprio così: dipende da come usi il pensiero e la consapevolezza di quello che potrà succedere. Credo che comunque il buon Zeta volesse incoraggiarmi a coltivare un sano ottimismo, e considerare la parte piena del bicchiere. E di questo non posso non essergli affettuosamente grata.
    Un bacio

  3. 3 licenziamentodelpoeta 30 ottobre 2007 alle 12:06

    Secondo me, meglio pensarci il meno possibile. Anche perché il pensarci o meno non influisce in alcun modo su quel che avverrà.

  4. 4 giorgi 30 ottobre 2007 alle 14:48

    Davide: è vero, ma non è mica facile decidere di non pensare.

  5. 5 licenziamentodelpoeta 31 ottobre 2007 alle 13:18

    Per me è difficile il contrario: decidere di pensare. Ma credo sia un fatto che ha a che vedere col carattere (io, di mio, vivrei col cervello spento: detesto accenderlo per ragionare, pensare, decidere).

  6. 6 giorgi 1 novembre 2007 alle 23:22

    Mi pare che invece sia sempre molto acceso, il tuo cervello 😉

  7. 7 ziacris 29 novembre 2007 alle 15:30

    I medici hanno il bel da dire che si guarisce, ma come fai a non pensarci quando sai benissimo che rimani un paziente a rischio per tutta la vita?


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