INSOSTENIBILE PESANTEZZA

Quando piove così, da far notte, non c’è niente di meglio da fare che restare a casa a sentire il ticchettio della pioggia e il rombo dei tuoni. Ho da finire Romanzo criminale e scegliere se continuare a buttar giù una storia ispirata a un fatto di cronaca di sei anni fa: due bambine scambiate alla nascita che il primo giorno d’asilo si trovano in classe insieme, e l’impressionante somiglianza di una con la madre dell’altra mette in moto la scoperta del tragico errore. Dopo un certo periodo di frequentazione quasi da famiglia allargata ognuna è tornata dai suoi genitori naturali. Quella storia mi colpì moltissimo, le bambine avevano la stessa età di Lula e io mi sentivo dilaniata come sicuramente lo erano i quattro genitori coinvolti. Sì, certo, io Lula l’avevo avuta sulla pancia subito, appena nata, guardandola negli occhi mentre mi succhiava il seno dopo che Sten aveva aiutato l’osterica a lavarla. E dopo qualche ora di sonno me l’avevano riportata nella stanza, ed era sempre lei, con lo stesso nasino e gli stessi occhi profondi, che mi sembrava identica a Sten, come ai miei sembrava identica a me da neonata. Era figlia nostra. Ma, se le cose fossero andate diversamente, che so, un cesareo per cui ti risvegli e ti trovi questo frugoletto accanto che dicono essere tuo, oppure, come successo a quelle madri, abiti in un piccolo centro, e nell’ospedale c’è confusione perché è Capodanno, manca personale e non succede mai che ci sia più di un parto nello stesso momento… Un errore ignorato per tre anni, la perplessità per l’assenza di qualunque somiglianza con almeno un membro della famiglia, che lascia rapidamente il posto all’amore e alle cure genitoriali. Come si fa, come si fa poi ad accettare di ristabilire l’ordine naturale, consegnare quella che per tre anni è stata tua figlia ai suoi legittimi genitori, e prenderti quella bambina che sì, ti somiglia, ma non hai mai visto da quando l’hai partorita? Mi sembra talmente inconcepibile che mentre scrivo poi mi prende male.

Ieri infatti, mentre aspettavo Lula a danza, ho lasciato perdere e nel mio quadernino ho iniziato a scrivere di una tizia che per lavoro risponde alle chiamate di una hot line.

Ora che il tempo è cambiato ho smesso di sentirmi così precaria, e dopo le domande preoccupate di Sten, "ma c’è qualcosa che non va? Ti senti qualcosa che non mi hai detto? Perché vorresti fare altri esami oltre ai soliti?", ho deciso che la devo smettere, perché non c’è niente, niente di niente. ‘Fanculo.

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9 Responses to “INSOSTENIBILE PESANTEZZA”


  1. 1 mrka 8 ottobre 2007 alle 09:39

    l’articolo di repubbica è per certi versi sconvolgente. ti aspetti certe cose da un film, da un libro. eppure.

  2. 2 mrka 8 ottobre 2007 alle 09:40

    ps. il racconto sulla telefonista da hot line lo voglio leggere! 🙂

  3. 3 giorgi 8 ottobre 2007 alle 11:27

    Eh, se lo finisco – perché c’è sempre il rischio che sarà una delle tante cose che inizio e non finisco – sarai la prima a leggerlo. ;-))

  4. 4 Effe 8 ottobre 2007 alle 14:35

    secondo, allora.
    Scusa, oggi è venerdì?

  5. 5 giorgi 8 ottobre 2007 alle 18:25

    Effe, la facevo una persona assennata… Che domanda è? (Comunque vada per il secondo)

  6. 6 licenziamentodelpoeta 9 ottobre 2007 alle 11:10

    Bello lo spunto del fatto di cronaca. L’altro spunto (quello della hot line) è molto più statico, non credo possa consentire lo sviluppo di una drammaturgia forte e densa.

  7. 7 giorgi 9 ottobre 2007 alle 13:44

    Davide, infatti sulla hot line al massimo ne verrà fuori un raccontino breve, leggero. Magari spiritoso. La storia delle bimbe invece è di quelle da elaborazione lunga e faticosa. Dovrò comprarmi al più presto il registratore salva pensieri, come tu m’insegni ;-))

  8. 9 giorgi 9 ottobre 2007 alle 18:03

    Non l’avevo visto, accidenti! Però la storia di Mazara del Vallo è ancora più tosta, vero? Il fatto che fossero nella stessa classe, e il modo in cui sono arrivati a scoprirlo. E poi tre anni… Tre anni sono un sacco di tempo per un bambino.


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