Venezia

Nel  libro degli ospiti ho ritrovato la testimonianza del mio primo soggiorno nella casa che ci ha ospitati anche questa volta. Scrivevo che non ero riuscita a farmi accompagnare alle Gallerie dell’Accademia, però qualche lezioncina davanti alle pale d’altare di Giovanni Bellini o Alvise Vivarini i miei amici se l’erano dovuta sciroppare. Come Sten e Lula, che considera Venezia meravigliosa peccato però che si cammina così tanto. Ieri, poco prima di partire, si era quasi addormentata nella Sala del Maggior Consiglio di palazzo Ducale…

La zona in cui abitavamo, alle spalle dei Giardini della Biennale, era come lo ricordavo: autenticamente veneziana, tranquilla, luminosa, coi panni stesi e i gatti  affettuosi, sani e pulitissimi. Era impressionante osservare la densità di persone aumentare via via che dalla Riva dei Giardini ci avvicinavamo a San Marco, o il contrasto tra luoghi magici, quasi deserti, e la calca sul ponte di Rialto, la sproporzione tra i prezzi affissi fuori dei ristoranti per turisti, e l’abboffata di pesce a quindici euro nell’osteria frequentata dai veneziani, al ponte di Campo dei Santi Giovanni e Paolo.

Poi c’è stato lo spettacolo di Pina Bausch Agua, nella Fenice restaurata, un palco tutto per noi, Lula che appena ha visto entrare in cena la danzatrice vestita di rosso ha gridato “eccola! Eccola!” Anche senza saperlo l’avremmo riconosciuta comunque con la sua gran massa di capelli ricci e neri. Il filo conduttore è un Brasile di foresta, di musica, di acqua ovviamente, e sole, di vita, di contraddizioni, di amore sensuale, proiettato nei filmati, evocato dalle scenografie, e da alcuni brani musicali, tra questi  quello struggente dall’ Orfeo Negro che ho cantato al concerto di giugno. Loro, i ballerini, seguivano questo filo tessendolo con il movimento, gli scatti fulminei, la recitazione, gli sguardi, le parole. Giocosi e ironici, ci hanno incantato per tre ore di fila, fino alla doccia finale. Dopo, a cena, Cristiana ci ha raccontato qualcosa della genesi di questi spettacoli, dalle prime suggestioni della Bausch, al coinvolgimento dei danzatori, all’introduzione a volte casuale di certi elementi  che poi potranno diventare anche parte integrante della coreografia. E aneddoti divertenti sull’adattamento del testo alle diverse lingue, alle diverse città dove vanno in scena. A Lula non sfuggiva nulla, e naturalmente al momento quello che vorrebbe fare nella vita è la danzatrice con Pina Bausch, perché “le sue coreografie sono bellissime e poi i ballerini devono anche recitare, e parlano.”

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3 Responses to “Venezia”


  1. 1 camden 17 luglio 2007 alle 09:28

    Immagino che per tua figlia sarà stata un’esperienza indimenticabile…
    Curioso che quando siamo andati io e il mio fidanzato, notavamo che a Venezia la cosa da fare prevalentemente è camminare, camminare e camminare…
    Ma è tutto davvero così bello!

  2. 2 licenziamentodelpoeta 17 luglio 2007 alle 15:02

    Bello il sogno di tua figlia: però ho paura che quando avrà l’età per fare la danzatrice Pina Bausch sarà un po’ vecchiotta 🙂

  3. 3 giorgi 17 luglio 2007 alle 22:04

    Camden, sì, camminare camminare camminare.
    Davide: è quello che le ho detto anch’io, allora ha optato per la nostra amica, che invece avrebbe tutte le carte in regola per avere una sua compagnia. Pensa che lei quando era una ragazzina ha visto la Bausch all’Argentina e aveva detto la stessa cosa. Poi c’è riuscita, a dimostrazione che certe volte i sogni si realizzano. Ci vuole una tenacia non indifferente, chissà se Lula ce l’ha e se ce l’avrà in futuro.


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