COSE SUCCESSE E LIBRI LETTI

Sono contenta che Hanefi di Emergency sia stato liberato. E che il gay pride di Roma sia andato bene. (Io ero al mare, però ci ho pensato spesso.)

Ho finito di leggere Trilogia della città di k. di Agota Kristof. Era da tempo che questa lettura mi aspettava, che ascoltavo o leggevo opinioni assolutamente positive su questo romanzo, che per scrittura e storia ti agguanta per le viscere senza mollarti più. Soprattutto la prima parte, dicevamo con un’amica passeggiando per un borgo maremmano. Sì, ma lo spiazzamento della seconda? E il doloroso non ritrovarsi della terza? Sono ancora un po’ scombussolata. Ecco, questo è uno dei libri da mettere nella lista dei capolavori.

Poco fa, aspettando che Lula terminasse la sua seduta di terapia per la voce, è entrato un ragazzo con la madre, avrà avuto quindici anni, più o meno. Si è seduto accanto a me e ha aperto Il maestro e Margherita di Bulgakov. Lo avrei abbracciato. Allora gli adolescenti non leggono solo Moccia? Forse era la lettura per le vacanze estive, chissà. Comunque gliel’ho detto che è stato il mio primo amore letterario, quando avevo la sua età, o forse anche prima. E che poi l’ho riletto. E che poi l’ho riletto. E che lo invidiavo perché lui lo stava leggendo adesso. L’invidia del lettore è una condizione emotiva particolare. Come le persone, i libri amati si vorrebbero tutti per sé, anche se inorgoglisce sapere che sono apprezzati e amati anche dagli altri.

Il problema è che sono così tanti i libri da leggere che la rilettura è un lusso che non sempre ho il coraggio di prendermi.

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8 Responses to “COSE SUCCESSE E LIBRI LETTI”


  1. 1 Effe 19 giugno 2007 alle 10:50

    Condivido assolutamente la passione per Bulgakov (non così precocemente, sono un tardivo ponderatore coi pie’ piombati)

  2. 2 giorgi 19 giugno 2007 alle 18:26

    Effe, la precocità non fa virtù… O forse sì. Che se non avessi letto durante gli uggiosi pomeriggi adolescenziali tutti quei romanzoni meravigliosi, per concludere l’ultimo anno di liceo con i sette libri della Recherche di Proust, forse sarei una donna peggiore…;-)

  3. 3 sambigliong 21 giugno 2007 alle 00:52

    un libro arricchisce, dà.
    anche i rapporti interpersonali, però.
    e ho conosciuto delle emerite teste di minchia -ne conosciamo tutti, penso- con un grande bagaglio culturale.
    basta vedere in rete, basta veder certi scrittori.
    però Il maestro e Margherita è un buon libro, letto una decina d’anni fa e che ogni tanto, insieme ad altri cento, mi ripropongo di rileggere.
    giorgia, già che ci sono: magari a luglio piombo a roma, due giorni o forse uno solo…
    e salutami effe se ripassa, ciao

    no spetta, dimenticavo. l’idea che un libro c’entri un tubo con la psiche umana me la son fatta in carcere. guardando i detenuti. i più pericolosi erano quelli colti. fatevi arrestare per credere. (io insegnavo, cosa non lo so ancora, ma insegnavo).
    remo

  4. 4 giorgi 21 giugno 2007 alle 23:20

    Remo, ti aspetto. (Non tra il 12 e 15, che sarò a Venezia).
    Però sono convinta che leggere buoni libri ci faccia bene. (Naturalmente c’è gente pessima anche tra i coltissimi, per carità.)

  5. 5 utente anonimo 22 giugno 2007 alle 18:01

    E’ per via del Maestro, cioè del demonio. E’ per questo che quel libro è un cult fra gli studenti delle superiori. Come Baudelaire e I fiori del male. Tutti quelli che non vogliono sentirsi omologati (e ce ne sono, tanti) leggono queste due robe qui. Piace molto anche Il fu Mattia Pascal. Sembra di no, a guardarli dall’esterno, ma il peso delle forme sociali lo sentono eccome, i nostri ragazzi. Giustamente, ci sono quelli che provano a scrollarselo di dosso.
    La cultura lo sappiamo che è una grossa arma; è una protesi che rinforza ciò che uno è, quindi, se uno è stron** il resto viene di conseguenza 🙂
    Perciò non stupisce quello che Remo ha rilevato nelle carceri. D’altronde, la cultura è sempre pericolosa, sennò perchè i regimi assolutistici e quelli totalitari avrebbero tentato, sempre, o di asservirla o di eliminarla?
    ciao, gio’ :)*

  6. 6 giorgi 22 giugno 2007 alle 21:47

    Cara professoressa… 😉 Grazie dell’informazione, pensavo che ci fosse lo zampino di una prof. come te, o magari della madre (anche lei stava leggendo un romanzo, mi sembra di Anita Desai). Però il Demonio è il dottor Woland. Il Maestro è invece lo scrittore squattrinato e amato da Margherita, che per lui stringerà il patto con il diavolo. O mi sbaglio? Mi sa che devo rileggerlo…

  7. 7 utente anonimo 22 giugno 2007 alle 23:06

    Mi sa che devo rileggerlo anch’io, mica mi ricordo bene 🙂 Però lo leggono per via del demonio. E senza che glielo dica un adulto. E’ un passaparola fra di loro. Ed è un passaparola che dura da anni, da ben prima di Moccia. Solo che non fa notizia, non passa alla tivvù, non fa vendere lucchetti per attaccarli ai piloni.

  8. 8 giorgi 24 giugno 2007 alle 15:03

    Ah, però per via del demonio non si leggono il Faust di Goethe…;-))
    La prossima volta che vieni a Roma ti ci porto a vedere i lucchetti, è vicino casa mia ;-))


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