Sette mesi, otto anni

Otto anni fa per sette mesi ho lavorato in un’altra biblioteca. Ero riuscita a interrompere il pendolarismo Roma-Napoli, Napoli-Roma, e spuntarla con il dirigente cattivissimo che continuava a dare parere negativo. Però quando spiegai all’anziano presidente che avevo una bambina di un anno, lui, che era appena diventato nonno, si scandalizzò che fossi stata ostacolata e firmò personalmente il provvedimento. Mi svegliavo alle 5, prendevo l’autobus e attraversavo il centro all’alba, stupita di quante persone fossero già in piedi a quell’ora. Alle 6 e 10 prendevo il treno, alle 8 e 15 timbravo il cartellino. Mai stata tanto puntuale.

Tornata a Roma la vita cambiò. Ricordo ancora la felicità di camminare per le strade del quartiere dove avevo fatto il liceo, ricominciare a svegliarmi alle sette e mezzo, accompagnare Lula al nido, e trovare colleghe e colleghi carini. Sette mesi dopo c’era il famigerato nodulo da togliere, il trasloco nella casa nuova, il nodulo non era un banale fibroadenoma, mi richiamarono da Napoli, ovviamente non ci tornai, ma ottenni di essere distaccata dove lavoro ora. Insomma quell’altra biblioteca era stato un breve intermezzo, però con alcune colleghe continuiamo a sentirci, ed è rimasto un grande affetto.

Stamattina, inaspettatamente, mi ha telefonato un collega di quella biblioteca, una persona semplice e buona, che non vedevo da anni, anche se ogni tanto veniva mandato a prendere o restituire libri per conto della biblioteca.  Mi voleva fare gli auguri, aveva provato a telefonarmi una settimana fa ma non era riuscito a trovarmi. “Sai, avevo letto che era il tuo compleanno…”  “Ma come, anche tu leggi il mio blog?” Ero stupita, perché l’anno scorso alle ex-colleghe che continuavo a sentire quando ho annunciato che il mostro era tornato ho pure raccontato del blog, dove con un colpo solo riuscivo a dar conto di quello che mi stava succedendo a un bel po’ di persone, risparmiando  fiato ed energie…  Ma non credevo che ne avessero parlato a tutti. “Appena posso lo apro. Che brava che sei!  Però ora volevo sentirti, e magari un giorno di questi ti veniamo a trovare.”  Oppure vengo io a trovare voi. Un bel pezzo di cuore è rimasto lì. Sette mesi son pochi, eppure otto anni sembrano pochissimi.

Grazie, caro F., la tua telefonata è stata proprio una bella cosa.

[Avevo fatto male i conti, un anno me l’ero perso]

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4 Responses to “Sette mesi, otto anni”


  1. 1 Effe 16 maggio 2007 alle 14:30

    non nomini altro F all’infuori di me

  2. 2 giorgi 16 maggio 2007 alle 14:42

    Ma Effe non è F., via!
    E non mi sfrugugli che sto leggendo i resoconti torinesi con invidia. Perché non abbia litcampato anch’io mi sfugge…

  3. 3 sambigliong 17 maggio 2007 alle 00:42

    litcamperai la prossima volta; una stanza, ad un’ora di macchina, è tutta per voi.
    (e dì ad effe di non fare il frezioso).
    r.


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