LIBRI

Stamattina ho saputo che dopo sedici anni avevo saldato il mio conto rateale Einaudi, iniziato per acquistare tomi costosissimi di storia dell’arte quando facevo l’università. Avevo, dovrei dire, visto che uscita dal lavoro sono andata alla libreria-Punto Einaudi dove lavora la mia nuova agente (in realtà lo era già stata circa otto anni fa, e si ricorda di Lula piccolissima quando aveva ancora i capelli ricci) e ho fatto una bella scorta di romanzi, aggiornandola nel frattempo sulle luci e le ombre della mia vita recente. Il suo collega ha anticipato molto di quello che avevo in mente di prendere, lei invece all’inizio ha tentato di appiopparmi grandi opere di cui invece sono satura. Però ha capito, e mi sono lasciata consigliare su qualcosa.

Inutile dire che se si ha voglia di regalarmi un libro, è bene scegliere un altro editore…

Devo dire che è proprio molto godurioso star lì a girare tra gli scaffali, sfogliare, discutere, accumulare una bella pila di libri e uscire con una sacca piena fino all’orlo senza che questo incida sul bilancio.

 

Nel frattempo ho letto Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, di Monica Viola,  amica dell’amica che me l’ha consigliato e che, guarda le coincidenze, ho conosciuto proprio domenica d’incontri blog-letterari.

L’ho letto d’un fiato, come si può leggere d’un fiato una storia che per certi versi conosci, ambienti, periodi, persone (è stato doloroso riconoscere una ragazza che conoscevo bene e che ha scelto di andarsene un po’ di anni fa), politica, musica, sesso, piccole e grandi trasgressioni. L’ho letto d’un fiato nonostante i cazzotti nello stomaco, e i frequenti momenti di quasi-fastidio per eccesso di schiettezza, di crudezza. Io che dico questo? Sì, proprio io dico questo.

Non so, c’è qualcosa che continuo a non digerire, ma forse è giusto così. Magari un giorno ne parlerò con l’autrice, se vorrà.

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12 Responses to “LIBRI”


  1. 1 utente anonimo 19 aprile 2007 alle 09:13

    L’ho letto anche Tana per la bambina con i capelli a ombrellone!!!
    Banni

  2. 2 licenziamentodelpoeta 19 aprile 2007 alle 13:48

    Continuo a pensare che il “confessarsi” alle pagine, scrivendo, non vada bene, e che la letteratura esiga (almeno un certo grado di) distacco formale. (Intendiamoci, “confessarsi” al proprio diario personale, o in una lettera a un amico, invece va benissimo, eh)

  3. 3 giorgi 19 aprile 2007 alle 17:48

    Banni: poi ne parliamo, eh?
    DavideMalesi: un certo distacco, sì, sempre che non si tratti dichiaratamente di uno scritto autobiografico. Mi piace quest’espressione “confessarsi” alle pagine. Al foglio, allo schermo bianco. Però in realtà è ai lettori che ci si sta confessando, no?

  4. 4 licenziamentodelpoeta 19 aprile 2007 alle 19:34

    Credo che la letteratura esiga distacco anche in uno scritto autobiografico.

  5. 5 giorgi 19 aprile 2007 alle 21:41

    Davide, mi ero dimenticata di ringraziarti per avermi consigliato, a proposito di autobiografia e distacco, “Il dottore è ammalato” di William Burroughs. Un libro magnifico, che sarei curiosa di leggere in inglese (il traduttore italiano però se l’è cavata benissimo).
    “Che sia successo vent’anni fa o soltanto ieri, all’origine ci dev’essere un’emozione; un’emozione che mi tocchi da vicino e che io possa capire.” Francis Scott Fitzgerald.
    Il distacco è dato dal mezzo, dalla scrittura. E’ la scrittura, secondo me, che deve essere sufficientemente “filtrante”. La materia può essere un bel tocco di carne cruda, ma la scrittura deve renderla masticabile, ecco. Però, mi sembra di aver detto una gran figata!

  6. 6 licenziamentodelpoeta 20 aprile 2007 alle 07:36

    Sì, ma “Il dottore è ammalato” l’ha scritto Anthony Burgess ;))))

  7. 7 giorgi 20 aprile 2007 alle 08:28

    E’ la seconda volta che scrivo Burroughs per dire Burgess… Sarò un bel po’ rincoglionita?

  8. 8 licenziamentodelpoeta 20 aprile 2007 alle 08:58

    Ma no, è un banale lapsus calami 😉

  9. 9 giorgi 20 aprile 2007 alle 17:52

    Grazie per la comprensione 🙂

  10. 10 utente anonimo 22 aprile 2007 alle 09:35

    Ciao Giorgia!
    Sono contenta che tu abbia letto, e che Tana ti abbia presa. Spero che ci sia presto occasione di parlarne a voce.
    Non credo che Tana abbia uno stile “autobiografico” nel senso diaristico del termine, checché ne dica Davide (ciao Davide!), ma è di certo un bildungroman.
    Grazie! 🙂
    Monica

  11. 11 giorgi 22 aprile 2007 alle 18:14

    Ciao Monica, spero anch’io di poterne parlare con te a voce. Certo che è un romanzo di formazione, di iniziazione direi. E come in tutte le iniziazioni le prove da attraversare possono essere molto dure. Forse “assistere” a queste prove, leggendo il romanzo, può essere difficile. Per me, almeno, un po’ lo è stato.

  12. 12 utente anonimo 22 aprile 2007 alle 18:28

    Certo, lo capisco, alcune persone hanno trovato alcuni passaggi difficili da sostenere, mi dispiace che sia capitato anche a te.. per le chiacchiere a voce, quando vuoi. Birretta? 🙂
    Monica


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