In bici

“Buongiorno!”

“Buongiorno!”

“Buongiorno!”

“Buongiorno!” “Buongiorno!”

“Buongiorno!” “Ciao”

“Buongiorno!”

“Buongiorno!”

All’inizio è andata così. Ieri avevo deciso di andare a lavorare in bicicletta, visto che non avevo obblighi di accompagnamento scolastico. Dopo un primo breve tragitto tra il traffico, marciapiedi, salite e discese, ho finalmente preso la ciclabile a Ponte Milvio, lungo il fiume. C’era un bel sole, e io sprizzavo energia da tutti i pori. Così ho iniziato a fare l’esperimento del saluto, come quando si cammina in montagna e ci si dice buongiorno, salve, ciao, gruss gott che alla fine ti viene da salutare pure le mucche che ruminano sul ciglio del sentiero.

La prima era una signora di una certa età, che pedalava con tranquilla eleganza, i secondi una coppia di ciclisti anzianotti anche loro, il terzo un turista, il quarto non ricordo. Comunque pedalavano tutti nella direzione opposta alla mia, allontandosi dal centro.

Poi ho lasciato il fiume, per seguire il percorso cittadino, e lì la mia buona disposizione verso il prossimo si è scontrata con facce un po’ ingrugnite, gente che pedalava velocemente per andare al lavoro, deficienti che attraversavano la pista con la macchina senza accertarsi che qualche ciclista non la stesse percorrendo, il quotidiano traffico della strada lì accanto. Fiume, gabbiani, anatre, già lontani. Ho smesso di salutare, però l’umore è rimasto alto, ringalluzzito da una certa fierezza ambientalista e dalla piacevole scoperta che avrei pedalato solo un paio d’isolati “fuori pista”. E in quel paio d’isolati sono a buon punto i lavori per la costruzione dell’ultimo tratto ciclabile.

Pant, pant, il carabiniere mi ha guardato scettica e ha voluto che gli mostrassi il mio tesserino prima di farmi entrare. Con le gote rosse e sudaticcia (per fortuna quel sudore inodore che emanano le mie ascelle da quando mi mancano i linfonodi destri e ho gli ormoni sotto controllo) ho ricoverato la bici in un angolino del deposito della biblioteca e incassato i complimenti per la performance sportiva.

Ancora più esaltata dal mezzo, dopo le mie orette di lavoro sono andata a yoga, cinque minuti in pianura.

Tornando a casa però non ho detto buon pomeriggio a nessuno. L’ultimo tratto di salita spaccagambe l’ho interrotto per una sosta dalla mia erborista di fiducia dove ho fatto scorte di Equiseto e con una certa maligna goduria ho assistito alla strage di multe compiute da una coppia di vigili ai danni della solita sosta selvaggia. Ho strizzato l’occhio alla mia Lazzaretti nera, mentre il proprietario di un suv accartocciava stizzito il verbale fresco fresco.

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4 Responses to “In bici”


  1. 1 utente anonimo 4 aprile 2007 alle 07:50

    che fortuna avere le piste ciclabili….
    qui da me è praticamente interdetta la strada alle bici…

    OrsaLè

  2. 2 utente anonimo 4 aprile 2007 alle 09:23

    che fortuna avere le piste ciclabili…quasi deserte;-))

  3. 3 PlacidaSignora 4 aprile 2007 alle 10:44

    Belle le città dove si può andare in bicicletta. Qui a Genova, con queste strade, sarebbe pieno di infartuati: presente San Francisco? ;-*

  4. 4 giorgi 4 aprile 2007 alle 11:32

    Orsa: sì, è bello che ci siano le piste ciclabili (anche se Sten sostiene che con l’inquinamento che c’è andare in bici per la città non è molto salutare)
    Ale: quasi deserte, ma spesso usate improriamente
    Placida: anche qui, ai presente i Sette colli?, siamo molto lontani dalle città emiliane (oppure olandesi..). Io da casa per evitare un vialone trafficatissimo devo scavallare una collinetta.


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