HO ABOLITO LE DISTANZE

Insomma, il dibattito da Effe è andato avanti e forse sta pigliando una piega che frena il mio primo impulso a scrivere ancora un commento lì.

E allora, visto che il mio spazietto tutto per me ce l’ho meglio che continuo per i fatti miei.

In realtà poi ci sono altre cose che mi frullano per la testa, per esempio la vicenda di Daniele Mastrogiacomo, che per fortuna è tornato sano e salvo, con la testa sul collo. Perché se fosse stato un cittadino americano, o tedesco, o inglese, probabilmente avrebbe fatto la stessa fine del povero autista. E’ facile adesso strillare allo scandalo per la liberazione dei taliban. Ora che è casa. Se fosse stato ucciso, cosa sarebbe accaduto?

 

Ma vorrei tornare alla questione della scrittura nuda e cruda, e all’opportunità o meno di mantenere la distanza di sicurezza con chi legge. A me l’eventualità di scontrarmi con la vita altrui mi entusiasma. E’ questione di carattere, forse. Ed è lo stesso motivo per cui se mi chiedete se preferisco Michelangelo o Raffaello dico Michelangelo. Caravaggio o Guido Reni, indovinate un po’? E se non avessi fatto la tesi che poi ho fatto, mi sarebbe piaciuto studiare il non-finito di Michelangelo, le opere estreme di Donatello, e tutti gli altri esiti protoinformali di altri artisti dell’epoca moderna: Tiziano, Caravaggio, Tintoretto, Monet, o il significato vero dello sfumato leonardesco. Cosa c’entra? Quel genere di arte mostra la vita palpitante, il divenire, l’anima. Sì, quell’anima che può anche disgustare o spaventare.

Ho ripensato alle lettere che l’anno scorso ogni tanto qualcuno mi scriveva, dopo aver letto silenziosamente i post della battaglia. In una, bellissima, c’era scritto: “in alcuni momenti mi sono sentita talmente tanto dentro la tua vita, talmente tanto spettatrice della tua paura e della tua dolcezza, che non potevo continuare a farlo di nascosto.”

 

Io qui non faccio letteratura, racconto di me, con un mezzo che sto imparando a usare. E mi piace, mi fa bene.

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4 Responses to “HO ABOLITO LE DISTANZE”


  1. 1 khinna 24 marzo 2007 alle 17:25

    sono giunta al tuo blog passando attraverso una serie di commenti iniziati credo ieri, sull’inutilità dei commenti, sulla loro stupidità, incoerenza ecc. v. il blog di maria strofa. In pratica un voler dettare le regole “giuste” per un blog.
    Da poco ne ho aperto uno, volendo molto impersonale, parlo di libri, volendo personalissimo si potrebbe dire che parlando dei libri che amo parlo di me. Lascio in genere pochi commenti,fedele al motto “un bel tacer”, però poi leggo che è da stronzi non lasciarne e allora decido di lasciarne qualcuno e poi leggo che proprio è meglio non farlo e allora penso -ma vaffanc…
    Non è obbligatorio leggere, non è obbligatorio né commentare né non farlo; già la vita reale è un casino perché incasinarsi anche quella virtuale? considerazione banale? sì lo so, ma a volte la banalità è vicina al vero. Se pensi sia importante scrivere di quel che ti capita, che può essere aver letto un libro che ti piace e scriverne perché così puoi condividerne il piacere, perché sei narcisista, perché scrivendone te lo ricordi perché il tuo ego si esalti, il tuo super io si spaventi ecc. ecc., o che può essere voler scrivere di una malattia che all’improvviso ci occupa il corpo e la mente e ci ristruttura il tempo, la vita la si vive in sua funzione, e lo fai perché sei sola, perché puoi uscire allo scoperto più facilmente con sconosciuti, perché e perché…
    Perché ci deve essere una regola? O tutto questo parlare sul senso e significato di ciò che può o deve essere scritto e non, non è piuttosto un parlarsi addosso, un voler mostrare a sé quanto si è arguti, intelligenti, bravi a scrivere, scavalcando totalmente la comprensione di ciò che si legge? insomma chi pianta certe tiritere (come questa ;)) a parer mio lo fa unicamente per esibizione o più semplicemente perché non siamo più capaci ad ascoltare-leggere e riflettere, lasciando che ciascuno esprima quel che sente nel modo in cui lo sente.
    scusa se mi sono dilungata.
    Ti auguro tutto il bene possibile e a rileggerti ciao cris

  2. 2 giorgi 24 marzo 2007 alle 22:33

    Grazie Cris, anche a me certe, scusa il termine, “pippe mentali” sui commenti nei blog mi fanno girare le scatole. Hai ragione, la vita è già tento complicata, almeno qui mi piacerebbe un po’ più di semplicità, e chiarezza. A me fa piacere se qualcuno mi commenta, soprattutto se è il segno del desiderio di comunicare, di dirmi qualcosa, perché magari quello che ho scritto ha toccato una sua corda, o provocato una reazione, certo non se lo scopo è di ricevere a sua volta un commento. Non mi piace quando un blog chiude i commenti, mi sembra che si snaturi, che perda qualcosa. Comunque, ognuno fa quel che vuole, no?
    Auguri per il tuo blog, ora vado a curiosare 😉

  3. 3 monodose 25 marzo 2007 alle 13:43

    io sono assolutamente d’accordo con te.
    d’altronde dipende da cosa si vuol fare del proprio scrivere, se sollazzo per gli altri (e lo escluderei) o ricerca.
    di se stessi, innanzitutto, nel tentativo di guardarsi da soli con distacco e di ricevere un riscontro dall’esterno che ci informi su noi stessi.

  4. 4 giorgi 25 marzo 2007 alle 21:28

    Monodose: però un po’ di “piacere” nella lettura non guasta…


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