SICILIA

Due giorni a casa con raffreddori più o meno acuti. Quello di Lula più del mio, stroncato sul nascere da Belladonna, Aloe e pensieri fecondi, progetti che hanno già un titolo, e uno schema dalla A e una Zeta.

Ho letto un altro libro Untitl.ed: Sicilia di Maria Carrazoni, spagnola che scrive in italiano il suo blog  e questo libro, che davvero non si può raccontare. Poesia, una lingua che ha l’energia del magma vulcanico e le luci dell’isola mediterranea, i luoghi attraversati in un viaggiare inquieto, nomi e personaggi che si confondono e un poco ingannano. E le parole spremute di un succo rosso, che gronda senza sporcare.

 

Tengo le tue mani nel cappotto innevato. Tengo tutte le parole, l’aria blanda, il lungomare. Parole come dita che hanno slegato un serpente che dormiva nascondendosi al sole. Adesso si alza furiosa dal ventre al cervello, una striscia di cuoio che fischia nel vento. (A pagina 53)

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8 Responses to “SICILIA”


  1. 1 PaoloFerrucci 26 gennaio 2007 alle 17:43

    Passando di qui ho scoperto il blog “Siciliava”: grazie per averlo segnalato, mi piace. Questa spagnola scrive in un italiano un po’ strano, ma musicale.

    Dunque, anche voi curate i raffreddori con rimedi naturali…

    ciao da un nuovo visitatore.

  2. 2 giorgi 26 gennaio 2007 alle 17:58

    PaoloFerrucci: sì, per raffreddori e piccoli malanni i rimedi naturali vanno benissimo.
    Il libro Sicilia è più “controllato”, ovviamente, del blog. Mi fa piacere di avertela fatta conoscere.
    Ciao

  3. 3 monodose 26 gennaio 2007 alle 23:08

    io trovo che le sue sgrammaticature abbiano qualcosa di coì involontariamente poetico che sarebbe impossibile replicarlo con coscienza

  4. 4 alice121 27 gennaio 2007 alle 09:21

    Sono curiosa dei progetti;-) Poi me li racconti, eh?;-)

  5. 5 giorgi 27 gennaio 2007 alle 09:54

    Monodose: è proprio così. Però anche il libro, nonostante l’editing, conserva perfettamente la poeticità (non credo però del tutto involontaria) di quell’incredibile lingua.
    Ale: il progetto (in relatà è uno…) poi te lo racconto, come no. (Ti scrivo)

  6. 6 SiciliaL 27 gennaio 2007 alle 12:48

    nel blog, si, controllo poco l’ortografia, la grammatica, le finte amicizie (?) tra spagnolo e italiano. Non perché non m’interesse, vorrei scrivere senza errori, usare il ci e il ne, per esempio, un giorno. Ma del blog è nato Sicilia. Dei post che sanno che dietro ci sarà altro post, un po’ meno sgrammaticato sempre.
    Grazie ancora Giorgi
    🙂

  7. 7 SiciliaL 27 gennaio 2007 alle 13:00

    poi, quando lasci la tua lingua, specialmente all’inizio c’è un senso di periccolo, di essere in terra di nessuno, senza patria. Se vai avanti, la paura col tempo torna libertà. Te ne rendi conto che le parole sono gabbie, dicono un quarto della cosa, ma la cosa vuole dirsi tutto il tempo. Dunque traversi le parole, te ne freghi un po’. Ti trovi col suono. Che c’era all’origine, più diretto sul corpo.

  8. 8 giorgi 27 gennaio 2007 alle 18:18

    “La cosa vuole dirsi tutto il tempo”…
    Che dire di più?


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