BAMBINI IN FUGA – FINE

Nel mio sacco di doni per Lula era rimasto questo: l’ultima puntata della storia che comincia qui, e prosegue qui e qui.

 

 

“E adesso?” domandò Sara, immobilizzata come gli altri.

“Che ci fai qui?” domandò la nonna mentre iniziava a scendere le scale trascinandosi dietro una grossa borsa di paglia come il cappello.

Martina stava iniziando a balbettare qualcosa, confusa.

“Andiamo in gita, siamo rimasti indietro e le maestre si staranno preoccupando.” Rispose per lei Sara. “Sì, dobbiamo sbrigarci” intervenne Leonardo.

“Eh, sì, nonna… Ciao, dobbiamo andare.”

“Un momento, un momento! Non mi avevi detto che le indicazioni per andare a Ostia erano per un tema?” Domandò con sospetto la vispa nonnetta.

Prima che Martina aprisse bocca per giustificarsi la Cavalcata delle Walkirie risuonò dalla borsa di paglia della donna, che immediatamente interruppe la sua discesa, posò il borsone e cominciò a rovistarvi dentro alla ricerca del cellulare.

“Dobbiamo scappare” bisbigliò Matteo. “Ora.”

“Ma…” provò a obiettare Martina.

“Ma sì”, la interruppe Sara, “io al mare ci voglio arrivare.”

Intanto la nonna aveva trovato il telefono e stava parlando con qualcuno che evidentemente aveva catturato tutta la sua attenzione.

“Ciao nonna!” gridò Martina la fifona prima di essere trascinata dagli altri nella corsa frenetica per raggiungere il treno Roma-Lido.

“ASPETTATEEEE…” Il richiamo della nonna arrivò come dall’oltretomba, mentre i quattro ragazzini s’infilavano nel primo vagone aperto che si trovarono davanti.

Con uno scossone e uno sbuffo il treno partì, e nonna Carmen non era riuscita a raggiungerli. Però la telefonata di Ernesto, il maestro in pensione che la corteggiava, l’aveva rassicurata. “Ma via, Carmen, non s’è mai sentito che un gruppo di ragazzini scappino tutti insieme. Erano sicuramente con la scuola, forse avevi capito male quello che ti aveva detto tua nipote l’altro giorno.”

Così la signora Carmen aveva riposto il telefono nella borsa e già pregustava il fritto di mare che avrebbe mangiato allo stabilimento, dopo un’oretta di sole.

Dopo i primi minuti di silenzio preoccupato, Leonardo iniziò a commentare quello che si vedeva fuori, e a tempestare di domande gli amici su quello che avrebbero fatto una volta arrivati al mare.

Martina si mangiucchiava il labbro inferiore prevedendo in silenzio catastrofi, Matteo e Sara cercavano di allentare la tensione progettando partite a biglie e corse sulla sabbia.

“Ho fame” disse Leonardo. “Vi siete portati dei soldi?”

“Al ristorante dello stabilimento di mia nonna fanno le rotelle fritte e gli spaghetti con le vongole…” si animò improvvisamente Martina.

“Rotelle?”

“Sì, Matteo, non le hai mai mangiate le rotelle? Gli spaghetti con le vongole sono la mia pasta preferita” sospirò con l’acquolina in bocca Sara.

“Sarebbero i calamari, credo.” Continuò Sara.

“Basta, basta! Ho troppa fame…” si lamentò ancora Leonardo.

“E poi mica penserai che andremo allo stabilimento dove sta andando tua nonna…” Disse Matteo. “Se riusciremo ad arrivare da qualche parte, visto che avrà sicuramente avvertito qualcuno.”

“Uffa, ce l’hai sempre con me. Potevi trovartelo da solo un posto dove andare!” Martina aveva alzato la voce, e due ragazze carine con il piercing al naso si voltarono.

“Io conosco un ristorantino buonissimo, sulla spiaggia con le dune alte alte”, disse una delle due che evidentemente aveva ascoltato tutto, “lì di nonne non ce ne sono…” concluse facendo l’occhiolino.

“Ci portereste con voi?” domandò spavalda Sara.

“Beh, se prima ci dite com’è che ve ne andate in giro da soli…” rispose l’altra.

“Niente bugie però.”

Matteo guardò Sara, che guardò Martina e poi Leonardo.

“Va bene.” Disse. E cominciò a raccontare per filo e per segno dell’ultimo litigio tra sua madre e suo padre, della rabbia e del dolore che aveva provato quando aveva sentito sbattere quella porta, dello sfogo con i tre suoi amici, e della decisione di scappare. Raccontò senza fermarsi un attimo dell’alba sulla terrazza condominiale di Martina, dell’autista spione, dei vigili gentili che però si erano distratti per un incidente, e della corsa alla metro, dell’incontro con la scolaresca di Firenze e con la loro ex compagna di classe rom. E della sfortuna che avevano avuto a farsi pescare proprio dalla nonna di Martina, alla quale avevano raccontato una frottola, ma forse qualche telefonata doveva averla fatta, anche se sembrava troppo svampita per costituire un pericolo. E così probabilmente a Ostia avrebbero trovato qualcuno, genitori, magari pure i poliziotti, chissà, ad aspettarli.

“Facciamo così” disse la ragazza che aveva parlato per prima, “noi vi aiutiamo a raggiungere il mare e a farvi una bella mangiata di rotelle e patatine fritte, però un messaggio ai vostri genitori che state bene e che stasera tornerete a casa lo mandiamo, che dite?”

“Però senza dire esattamente dove siamo…” propose Leonardo, che quelle due gli sembravano angeli.

Dopo aver mangiato possiamo mandare ‘sto messaggio”, puntualizzò Matteo.

Sara e Martina erano contente di avere due amiche grandi, come delle sorelle maggiori, e cominciarono ad osservarne con interesse l’abbigliamento e gli orecchini sparsi un po’ ovunque.

“Va bene allora, su, che siamo arrivati. Dobbiamo scendere. Io mi chiamo Valentina.” Disse la prima.

“E io Marta.” Disse l’altra.

Per arrivare alla spiaggia piena di dune dovettero però prendere un altro autobus (e tutti sbuffarono un po’, che non ne potevano più di tutti quei sali e scendi da un mezzo a un altro) e camminare, trascinandosi gli zainetti come pesi morti.

Però ne valeva la pena, si dissero tutti e quattro quando si trovarono davanti a quei piatti di spaghetti fumanti e odorosi di mare e ad una montagna di rotelline fritte.

Dopo, lasciandosi scaldare dalla sabbia calda mentre l’avventura piano piano volgeva al termine, si addormentarono esausti ma felici.

Dal cuore di Matteo un po’ di rabbia se n’era andata, Martina si era fatta più temeraria, Sara aveva scoperto che Leonardo era stato il miglior compagno di avventura.

 

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6 Responses to “BAMBINI IN FUGA – FINE”


  1. 1 melaceleste 27 dicembre 2006 alle 23:43

    Eh ma così non è ancora finita finita 😛
    (smack!)

  2. 2 giorgi 28 dicembre 2006 alle 00:03

    No, no. QUI è finita. L’esperimento della storia a puntate sul blog non mi piace.
    Lula comunque ha apprezzato 😉

  3. 3 arabella 28 dicembre 2006 alle 00:38

    W le storie!
    W le storie a puntate!
    W le storie a puntate sul blog!
    W le storie a puntate sul blog di Giorgia!

  4. 4 DNGDLB 28 dicembre 2006 alle 10:52

    Melaceleste ha ragione: non è finita qui. Anche se Lula ha apprezzato, il finale l’hai buttato un po’ via.
    Noialtri bambini di blog siamo avidi della tua penna.
    La storia riserva ancora qualcosa. E lo sai.
    Muxu, D.

  5. 5 utente anonimo 28 dicembre 2006 alle 16:46

    ciiiiiiiii storiaaaaaaaaaaaaaa!!
    Che io sono buona a scrivere solo storie depresse e nereee…. invece la tua è a coloriiiii….
    dai pensaci!!

    OrsaLè

  6. 6 giorgi 28 dicembre 2006 alle 19:42

    Sorellina: non mi fare la seriale a tutti i costi 😉
    Danilo: sì, il finale l’ho un po’ buttato via, ma per quanto mi riguarda la storia quel che doveva dare l’ha dato. Non posso mica scrivere pure del ritorno a casa dai genitori sull’orlo di una crisi di nervi… Oppure sì?
    Orsetta: pure io certe volte non scherzo. Però davvero, non ho voglia di andare avanti. Solo se me lo chiede Lula ;-))


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