IL MAGAZZINO RACCONTA

Siamo tutti guaritori e, nel profondo di noi stessi, sappiamo che tutto può essere guarito (Martin Brofman, Guarire con il sistema Corpo Specchio, Milano, TEA, 2005)

 

Leggere il post di Remo sulla potenza guaritrice della preghiera mi ha scombussolata un po’. Ho ripensato a quello che ho fatto l’anno scorso, qualche settimana dopo aver scoperto le metastasi al fegato e avere ricevuto il risultato della Pet che ipotizzava l’interessamento anche di una vertebra. Non ho pregato, no. Però ero disperata. E ho fatto cose che in altre circostanze avrei definito ridicole, o perlomeno inutili. Come meditare sui colori dei sette chakras durante la tac e convincermi che fosse stato grazie a quello se il risultato smentiva l’esistenza di metastasi ossee. Come sedermi dopo aver espresso la volontà di guarire, chiudere gli occhi, e lasciare che una “guaritrice” mi operasse con l’energia delle sue mani, riequilibrando i sette chakras che aveva precedentemente visualizzato. Come abbracciarla in lacrime, convinta che non avrei avuto bisogno di essere operata. Dopo aver fatto quelle cose stravaganti che non erano preghiere ma qualcosa di più difficile, uno scavare nella coscienza per trovare il punto di congiunzione col corpo, la chiave per comprendere il senso del mio organismo malato, perché io un senso dovevo trovarlo, per non impazzire insieme a quel grumo di cellule, dopo aver fatto quelle cose, dicevo, ho cominciato a sentirmi potente, forte e anche assurdamente felice. Il mio umore era talmente positivo che forse qualcuno mi avrà preso per una povera scema inconsapevole di ciò che le stava capitando. Altri invece erano contagiati da questo mio stato umorale, e insieme a me sentivano che qualcosa di positivo era successo.

Ieri la rappresentante della classe di Lula, una deliziosa donna turca, mi ha domandato come avessi fatto – ti vedevamo arrivare a scuola sempre sorridente. Io non ce l’avrei fatta. Invece ce l’avresti fatta anche tu Elif, come ce la fanno tutte le persone che hanno motivi forti per restare aggrappati alla vita e non precipitare nel baratro della paura e del senso di sconfitta.

Quando ho scoperto che la guarigione aveva lasciato intatto il mostro non ho smesso di credere che potessi eliminare l’intruso dal mio corpo. Però c’è voluta la chirurgia, e dopo la chemio che ha distrutto anche la piccolissima stronza sfuggita al bisturi.

Così, se dovessi dare un consiglio a chi si trova adesso nel pieno della battaglia, gli direi comunque di cominciare a guarire da sé, attingendo alle illimitate risorse della propria anima e del proprio cervello anarchico. Senza uno sforzo di questo genere anche la medicina più efficace rischia di fallire.

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7 Responses to “IL MAGAZZINO RACCONTA”


  1. 1 DNGDLB 26 ottobre 2006 alle 07:30

    Brava Giorgia! Ottimo consiglio..
    Muxu, D. : )

  2. 3 camden 27 ottobre 2006 alle 08:34

    Ho letto un libro interessante, si chiama VIVERE di Eva Marie Sanders, edito da TEA, dove la protagonista racconta la propria esperienza di cancro avanzato e di come è riuscita a guarire impegnandosi a sviluppare la volontà fortissima di tornare a stare bene e ordinando alle cellule maligne di lasciare il suo corpo.
    Detto così sembra quasi incredibile, ma non ho dubbi che sia una testimonianza autentica…

  3. 4 zop 27 ottobre 2006 alle 11:18

    se si potesse misurare l’intensità della vita mi sa che tu avresti dei valori soprendenti! 🙂
    w l’anarchia! 🙂 z

  4. 5 giorgi 27 ottobre 2006 alle 12:09

    Camden: non mi stupisco. Storie così esistono. Poi ognuno gli da il significato che vuole.
    Zop: ;-)))

  5. 6 donnavidens 27 ottobre 2006 alle 21:20

    visto che ho finalmente riaperto la baracca, ti ho linkata.

  6. 7 giorgi 28 ottobre 2006 alle 19:41

    Donnavidens: grazie, bentornata!


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