EUTANASIA

Pochi giorni fa ho rivisto il film Mare dentro, e non era ancora scoppiato il caso Welby. Il dibattito sull’eutanasia implica questioni enormi, ma come spesso accade in questo paese è probabile che si trasformerà in un referendum pesantemente influenzato dal Vaticano.

Non capisco chi parla di diritto alla vita ignorando la percezione che quell’essere umano, gravemente malato, ha della propria esistenza. “Questa non è vita” continuava a ripetere Ramón Sampedro, il protagonista del film durante la sua battaglia legale per ottenere il permesso di “morire con dignità”. "Gli altri tetraplegici non si offendano per la mia decisione, ma io non giudico chi vuole vivere e vorrei che loro non giudicassero me".

 

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7 Responses to “EUTANASIA”


  1. 1 utente anonimo 26 settembre 2006 alle 19:42

    stamattina leggevo sul giornale che in India una signora, avvertita dai medici della gravità del suo tumore al cervello, ha semplicemente deciso di smettere di mangiare e bere.
    è una notizia strana per la prima pagina, forse qualcosa si muove.
    penso che ognuno faccia come voglia (o come possa).
    ma bisogna che ce ne sia la possibilità.
    uno stato civile regola le possibilità, le ammette.
    e poi, anche se non se lo ricorda nessuno perchè non sembra, il nostro non è uno stato confessionale. punto.
    ma qualcuno ancora lo sa?
    solotu

  2. 2 utente anonimo 27 settembre 2006 alle 13:24

    La cosa che invece spaventa me è un’altra: il come verrà posta la questione… Cioè che non venga data una possibilità di scelta al paziente o, in casi estremi ai parenti, ma che venga deciso di staccare la spina a prescindere da ogni volontà.
    Questa è un’altra di quelle questioni spinose, in cui se non ci sei dentro non puoi scegliere davvero…. E la vedo davvero grigia… Anche al di là della chiesa.
    OrsALè

  3. 3 giorgi 27 settembre 2006 alle 14:15

    solotu: purtroppo siamo in pochi a saperlo…Hai ragione, lo Stato dovrebbe regolare le possibilità, non escluderle.
    orsa: è ovvio che tutto passa (dovrebbe passare) per l’espressione (libera) di una scelta. In questo senso il testamento biologico sarebbe già un passo avanti. Decidere prima se accettare o meno l’accanimento terapeutico e avere la possibilità di modificare in ogni istante la scelta. L’eutanasia però è un’altra cosa. Leggetevi l’intervista di oggi su Repubblica a Ramona, la donna che aiutò Sampedro a morire (la storia di Mare dentro).

  4. 4 upa 27 settembre 2006 alle 15:02

    quanto sto per scrivere credo non non si scosti di tanto dall’argmento del post, anche se l’argomento è differente. quella che dovrebbe essere la volontà di tutti di poter scegliere il proprio modo di vivere, ( e di morire) mantenendo la propria dignità dovrebbe essere un dovere della società renderlo un diritto

    Quante volte ho sognato un mondo nel quale poter vivere con naturalezza i propri gesti quotidiani , quelli che normalmente si condividono con la persona amata, alla luce del sole.
    quante volte ,quindicenne, osservavo con una certa invidia le coppie di ragazzi e ragazze scambiarsi baci alle feste, sui motorini ..camminare mano nella mano.senza dover necessariamente sentirsi sussurare alle spalle frasette spiacevoli di sdegno.
    per cosa?
    perchè a baciarsi sono due donne?

    Questo diritto di potersi amare liberamente che le persone eterosessuali aquisiscono alla nascita..perchè a volte ho la sensazione che si abbia un po’ di paura ad estenderlo anche a chi ama una persona del suo stesso sesso? .non mi spiego altrimenti la rerticenza a estendere i diritti delle coppie anche a coppie dello stesso sesso che vogliono sentirsi una coppia legittimata.
    E’ forse l’amore un sentimento diverso solo perchè il destinatario del proprio amore è una donna piuttosto che un ‘uomo?.
    come persona omosessuale ho dei doveri come tutte le persone eteresossuali. eppure, essendo omosessuale, non ho gli stessi diritti di un eterosessuale.
    perche?
    non è una discrepanza questa?

    Ora ho 35 anni e convivo da 10 con una donna che amo
    abbiamo sentito gli stessi desideri di un uomo e di una donna che si amano, di formare una famiglia, di condividere la vita, nonostante, proprio per quanto detto sopra, abbiamo e dovremo lottare sempre di più di una coppia eterosessuale, per non soccombere difronte alla intolleranza di molti , difronte alla negazione di diritti, al tentativo di toglierci alcune libertè di esprimersi solo perchè, mi sono anche sentita dire, scambiarsi una lieve effusione in pubblico (solo un semplice tenersi per mano) è diseducativo.

    Certo..i modi di amarsi cambiano da persona a persona,ma l’amore è un sentimento che accomuna.

    e la libertà ,quando non lede gli altri,è un diritto indispensabile per vivere senza sofferenza

  5. 5 melaceleste 27 settembre 2006 alle 21:28

    Welby è stao coraggioso e opportuno a risvegliare l’opinione pubblica su questo tema. Dopo la vicenda di Terry Schiavo la questione era troppo ricaduta nell’oblio in cui cadono troppo facilmente tutte le cose che non ci piace vedere.
    Come ho scritto stasera da un’altra parte (ci sono degli interventi interessanti in quel sondaggio), trovo che lo Stato non abbia il diritto di condannare né a morte né a vita indesiderata,
    e che la religione possa essere una guida per molti, ma mai un obbligo per tutti.
    Ma sono preoccupata per come affronteranno la questione troppi nostri politici che hanno troppe affiliazioni da non tradire…

  6. 6 giorgi 27 settembre 2006 alle 21:46

    Upa: mi rendo conto quanto sia urgente per te l’argomento dei diritti negati alle coppie omosessuali, però, obbiettivamente, mi pare abbastanza lontano dal tema del diritto alla libera scelta di morire, o non proseguire con l’accanimento terapeutico, no?
    Mela: poco fa ho seguito un dibattito molto interessante (da Ferrara, ahimé) con Rodotà, Marino e monsignor non so cosa. Forse c’è qualche possibilità di arrivare ad una soluzione legislativa che permetta almeno di poter scegliere di rifiutare l’accanimento terapeutico. Sarebbe già una grande cosa per moltissime persone, e per lo stesso Welby che potrebbe smettere di respirare artificialmente e quindi, di fatto, decidere di lasciarsi morire.

  7. 7 utente anonimo 28 settembre 2006 alle 07:54

    si tratta semptre di “accanimenti” contro la liberta’ di poter gestire la propria dignita’ di persone, sia in vita sia nel momento della morte.
    upa


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