LAVORARE STANCA

Dopo appena tre giorni di lavoro mi sono resa conto che forse me lo potevo pure risparmiare questo rientro estivo. Mi ero abituata così bene alla libertà che adesso già mi manca. Ci sono ancora strascichi degli effetti collaterali, e ieri, giorno di lunga, sono dovuta scappare prima perché gli occhi mi lacrimavano. La mattina faccio fatica a uscire di casa a un’ora ragionevole, complici le notti calde che non conciliano il sonno, i dieci minuti di Qi Gong a cui non voglio rinunciare e l’indolente lentezza della colazione con la gatta, appassionata di yogurt e ricotta come me. E’ il brusco risveglio alla realtà, la fine del sogno di avere a disposizione tutto il tempo necessario per la scrittura. E invece adesso mi rimprovero di non averlo sfruttato come avrei dovuto. La storia che avevo cominciato a scrivere è al palo, e non sono più sicura di volerla proseguire. Tutte le parole che avevo sono finite qui, nel diario quasi quotidiano e negli scambi con gli altri bloggers, che approfitto per salutare e abbracciare tutti quanti. Forse non sanno quanto sono stati importanti in questi mesi, amici invisibili eppure sempre presenti. Io, almeno, li ho sentiti così.

Tutto ciò per dire che il lavoro, adesso, lo vedo come una pesante porta chiusa.

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10 Responses to “LAVORARE STANCA”


  1. 1 DanieleBurzi 6 luglio 2006 alle 05:16

    Penso spesso al fatto che l’Italia è un paese cattolico e che il Dio (anche) cattolico ha maledetto l’uomo, dicendogli: “Lavorerai con il sudore della fronte!”.
    Poi penso che, a dispetto di questa maledizione, “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 Cost.).
    E qualcosa non mi quadra.
    Tu, se puoi, non lavorare.
    Oltre che per te, fallo anche per me.

  2. 2 utente anonimo 6 luglio 2006 alle 13:23

    Noi restiamo eh, se ci vuoi! :))
    😀 C’è ancora taaaaanto da direee!!

    OrsaLè

    PS: per il lavoro–> forza che ce la fai!!

  3. 3 camden 6 luglio 2006 alle 13:26

    Cara Giorgi, capisco lo sforzo che fai, non è facile tornare a lavorare dopo la chemio e soprattutto dopo lo stress psicologico di queste situazioni…a volte poi (ma forse non è il tuo caso..) si capita in posti dove non c’è la comprensione delle persone per quello che si è passato, o se c’è è solo temporanea. Io per questo a forza mi sono presa la pausa di qualche mese in attesa di qualcos’altro da fare, dopo un anno di lavoro che mi è pesato come un macigno. Ho capito che non si può chiedere troppo a sé stessi quando già si affrontano battaglie così impegnative…se puoi riposati ancora un po’, evita gli stress che davvero non ne hai bisogno..
    Un abbraccio.

  4. 4 giorgi 6 luglio 2006 alle 14:22

    Daniele: hai ragione c’è qualcosa che non quadra. Ma forse non per tutti è così. Ci sono alcuni, pochi, fortunati, che lavorando si divertono.
    Comunque, concludo la settimana e poi si vedrà.
    Orsa: no, no. non ce la faccio. forse non voglio farcela.
    Camden: la comprensione degli altri c’è, ma, come dici tu, non bisogna chiedere troppo a se stessi.
    Abbracci

  5. 5 mrka 6 luglio 2006 alle 18:04

    se puoi rimani un poco a casa. la cura dell’ozio, niente male. baci, giorgi.

  6. 6 DNGDLB 7 luglio 2006 alle 07:26

    ..non è molto consolante, ma io non ho mai provato gusto a lavorare.. pensa che almeno sarai ancora più stimolata dalle persone che incontrerai, che le gabbie ispirano l’arte (ved. il film “Quills”) e gli artisti, che…
    …che se no ti venivamo a prendere a casa tutti, pelandrona!!! ; )

    Muxumuxu, D. : )

  7. 7 Effe 7 luglio 2006 alle 08:13

    e pensare che ci sono quelli che promettono
    “Più lavoro per tutti!”

  8. 8 giorgi 7 luglio 2006 alle 09:33

    marika: non ho mai pensato che l’ozio è il padre dei vizi… besos
    danilo: se mi venite a prendere farò resistenza
    effe: io sono sempre per il vecchio “lavorare meno, lavorare tutti”

  9. 9 DanieleBurzi 7 luglio 2006 alle 17:57

    Anche “lavorare molto meno e non per forza tutti” non sarebbe male.
    Io, ad esempio, mi asterrei volentieri.


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