VERSO LA FINE

Era la penultima, ieri e mi sembrava non finisse mai.

Forse perché continuavo a pensare a Olivia, avevo deciso di andare ad abbracciare sua sorella e i genitori perché ancora non l’avevo fatto e oggi sarebbero partiti per andare a vederla, farla cremare, e poi riportarla qui.

Invece scendeva davvero più lentamente del solito, ma l’infermiera se n’è accorta solo alla fine che il problema era il sostegno della flebo troppo basso.

Quando il dottor Zeta è venuto a “a riposarsi” nella stanza n. 5, approfittando di una delle poltrone momentaneamente libera, abbiamo rimandato la visita alla prossima settimana, quando ne avremo di questioni da affrontare: esami di fine chemio, terapie ormonali, novità emerse al congresso dell’Asco e tutto ciò che si deve fare quando una fase importante della battaglia sta finendo.  

Così sono potuta scappare con Sten, per fare quello che dovevo fare. Abbracciare, piangere, parlare, ricordare, ascoltare, consolare l’inconsolabile. La nostra piccola. Nostra figlia. Mia sorella. (Quanti pianti ancora si è fatta lei, la cara amica, tra le braccia della mia di mia sorella, quando  è venuta a prendermi…) Come faremo senza di lei?

Prima che andassi via la mamma, che non riesce a capacitarsi che Olivia, così esperta, possa avere fatto male il nodo di sicurezza, ha detto quella frase che anch’io avevo scritto nell’ultimo post:  la vita appesa a un filo. La sua vita era appesa a quel filo, a quella maledetta corda. 

Il papà, invece, se l’è presa con Sant’Antonio, che se non era festa lei se ne stava a lavorare, e questa tragedia non ci sarebbe stata.

E se avesse accettato l’invito in Sardegna…

I se che fanno male, graffiano il cuore e non danno sollievo.

Nonostante il nostro scetticismo, ho provato a dire io, meglio pensare che in questo momento lei sia felice da qualche parte. Magari esiste la metempsicosi… “allora sarà una capretta di montagna”, ha detto la madre. Fin da bambina amava arrampicarsi, camminare in salita per raggiungere i posti più lontani, non si stancava mai. Nel suo karma c’è questa capretta che si arrampica sulle rocce sotto a un cielo azzurro. Non servono corde per raggiungere la vetta. Non servono prese sicure. Sei arrivata, cara Olivia, ma quanto ci manchi, quaggiù.

 

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4 Responses to “VERSO LA FINE”


  1. 1 shemale 16 giugno 2006 alle 13:32

    Ho appena letto gli ultimi due post.
    Dio mio.
    Terrificante.

  2. 3 mrka 17 giugno 2006 alle 11:48

    un nodo di sicurezza, una giornata come tante che diventa tutta una maledizione a forma di corda. fermarsi e pensare a certi attimi determinanti è quasi impossibile.
    un bacio a te.

  3. 4 giorgi 18 giugno 2006 alle 18:01

    Sì, è terrificante.
    Hai ragione marika, una maledizione a forma di corda.
    Faccio fatica a pensare ad altro che non sia quel nodo a otto non concluso.


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