INCONTRARSI

Lei mi aveva scritto qualche tempo fa, spinta da un’amica comune che vive in Inghilterra. La sua storia è molto più pesante della mia, per troppo tempo ha fatto lo struzzo, non voleva credere che la situazione fosse già molto seria. A settembre aveva metastasi alle ossa, al cervello, al fegato, ha tirato fuori la testa dalla sabbia e ha cominciato a curarsi, con risultati strepitosi.

Ci siamo scritte molte mail, preziosi concentrati di saggezza, conforto, entusiasmi. La lista delle cose da fare per stare meglio e sopportare la terapia (in questo momento la stessa, anche se  a dosi e intervalli diversi), quali integratori naturali, quali posizioni yoga, le ultime scoperte scientifiche, le parole del mio dottor Zeta e del suo professor Di. Ieri abbiamo finalmente deciso che ci saremmo viste, oggi, per pranzare insieme. Ho ritirato le mie analisi, perfette, tanto che non ho dovuto fare la puntura settimanale per i globuli rossi, e sono andata all’appuntamento con lei.

Non ci eravamo dette niente, per riconoscerci, ma ci siamo riconosciute, io col mio “coso” verde (non è un fazzoletto e neanche una bandana), lei con una vezzosa parrucca rossa.

Mentre andavamo in trattoria abbiamo cominciato subito a parlare di tutto quello che ci sta a cuore (“facciamolo subito” ha detto lei), e intanto m’infilava nella borsa un articolo di una giornalista del Corriere della Sera che sta sperimentando su se stessa una nuova terapia per il trattamento delle metastasi epatiche e due bustine di papaya fermentata.

Io che la malattia l’ho sempre curata senza sentirla volevo capire cosa succede quando il mostro non è solo scovato da uno strumento diagnostico, ma comincia a fare scempio del corpo. Mi ha raccontato di quando ha scoperto di avere il cervello colpito, non riusciva più a parlare, balbettava frasi sconnesse senza riuscire a chiudere la bocca. “Non ho mai avuto così tanta paura. Era stato colpito il linguaggio, capisci?” Ha fatto dosi massicce di radioterapia, e adesso la malattia è in remissione, le ossa, miracolosamente, si sono riformate dove c’erano dei buchi e gli ultimi cicli di chemio devono dare il colpo di grazia alle lesioni epatiche, e il suo oncologo parla di cronicizzazione.

“Non so se crederci, ma nei momenti di pessimismo, che per fortuna sono pochi, ripenso alle parole del prof., e mi sento meglio. Io voglio uscirne. Tu ne sei già quasi fuori.”

La guardavo, le guardavo i segni della battaglia, annullati da un sorriso luminoso e dagli occhi che brillavano, e le ho detto, “certo che ne esci. Ne usciamo.”

Poi abbiamo parlato di vacanze, della vista che gode dal suo terrazzo, di come le piace occuparsi della grande casa in cui vive da sola, del negozio di mobili coloniali fuori Roma che voleva segnalarmi e che invece conosco anch’io, e altre cose di cui continueremo a raccontarci la prossima volta.

Domani siamo tutte e due di terapia, in ospedali diversi. E abbiamo deciso che mentre siamo lì, con l’ago in un braccio, mentre la nostra preziosa arma antimostro scende lentamente, possiamo farci una telefonata. E continuare a chiacchierare un altro po’.

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12 Responses to “INCONTRARSI”


  1. 1 mrka 7 giugno 2006 alle 18:54

    con lei e con altre persone con queste esprienze, il sentirsi e il parlarsi deve raggiungere la perfezione. il massimo della comprensione.sono molto felice per le tue analisi perfette, davvero.

  2. 2 giorgi 7 giugno 2006 alle 21:08

    sì marika, comprensione perfetta.

  3. 3 Flounder 7 giugno 2006 alle 21:27

    siete fortissime e coraggiose. esemplari.

  4. 4 DNGDLB 8 giugno 2006 alle 07:51

    Lacrimucce e sorriso.
    Muxu, D. : )

  5. 5 giorgi 8 giugno 2006 alle 14:25

    brunella: siamo quasi tutte così. è una delle armi a nostra disposizione.
    danilo: sorriso, sorriso.

  6. 6 Effe 8 giugno 2006 alle 14:29

    spero fosse una parrucca rosso fuoco

  7. 7 giorgi 8 giugno 2006 alle 14:43

    sì, effe, un rosso fiammante.

  8. 8 utente anonimo 8 giugno 2006 alle 16:34

    il coso verde ti sta bbbenissimo e tu sei un mito!yoyo

  9. 9 Falas 8 giugno 2006 alle 17:46

    Scusa se ti rispondo qui anche se quello che sto per dirti non è inerente a questo post.
    Ho ballato per 14 anni sempre con impegno e passione, precisamente ho iniziato all’età di 3 anni.Ho studiato all’accademia di danza a Roma ed ero, a detta degli altri, una ragazza prodigio. Poi,un giorno i miei genitori si sono stancati di avermi lontana e non hanno voluto che continuassi a studiare in accademia.Alla fine sono dovuta ritornare nella mia città ma ogni giorno rimpiango di non aver lottato abbastanza per la mia passione.Mi dico sempre “se avessi avuto più polso contro la mia famiglia”

  10. 10 Falas 8 giugno 2006 alle 17:49

    “a detta degli altri” dalle mie parti equivale a dire “secondo gli altri”

  11. 11 giorgi 9 giugno 2006 alle 07:34

    grazie yo-yo, io però non vedo l’ora di togliermelo dalla testa…
    falas: un vero peccato non aver continuato. bisogna fare di tutto per seguire le proprie passioni, ma spesso da sole non ce la facciamo. spero di ruiscire ad assecondare sempre i sogni di lula, aiutarla a realizzarli.

  12. 12 ziacris 29 novembre 2007 alle 14:57

    I segni della battaglia rimangono per sempre, forse non nel corpo, ma nella mente


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