BABY BLUES

Me ne sono andata prima dell’alba. Lei finalmente dormiva dopo ore di pianti ininterrotti e tentativi di attaccarla ai seni improvvisamente vuoti. Ora non le servo più a niente. Può fare a meno di me, di una madre che non sorride e che non nutre, paralizzata dall’ansia e dal senso d’inadeguatezza.

Andare via. Andare via. Era l’unico pensiero che riuscivo a formulare con gli occhi sbarrati e il cuore impazzito. Anche lui dorme. Non l’ho voluto svegliare. Inutile. Non si capacita di vedermi così. “E’ quello che hai sempre voluto. E’ una bambina meravigliosa. Cosa c’è?” Non capisce. Nessuno capisce. Non vogliono lasciarmi mai sola. C’è tutto questo disordine nei cassetti. E fa freddo. E’ venuta una psicologa a dirmi stronzate sul trauma della maternità. L’ho lasciata parlare e dopo un po’ le ho chiesto di andarsene.

E’ venuto un medico della psiche, e mi ha chiesto cosa mi fa stare male. Mi ha ascoltata. Ha ascoltato le mie frasi un po’ sconnesse con attenzione. Mi ha fatto altre domande, e ho risposto. Non l’ho mandato via. Sapevo che ci saremmo visti ancora.

La mattina non voglio vestirmi, non voglio uscire. Il pomeriggio va un po’ meglio, il peso si alleggerisce, e la sera riesco a sorridere. La notte non dormo più, e quando arriva il mattino so che comincerà un altro giorno così. Meglio andare via, ho pensato. E lei? (Non riesco a chiamarla per nome, e nemmeno a dire mia figlia.) Scappiamo insieme, forse altrove le cose andranno meglio. Ma se non ho più latte è il segno che non sono capace ad esserle madre. Lei resta, io vado via.

Mi sono infilata una tuta, una giacca pesante, sciarpa e guanti. E’ inverno e fuori si gela a quest’ora.

Sono andata alla fermata e ho preso il primo autobus che è passato. Credevo fosse vuoto, a quell’ora. Invece c’era gente con l’aria assonnata, forse pendolari diretti alla stazione. Nessuno faceva caso a me, chi poteva riconoscere lo sguardo allucinato di una madre in fuga?

Arrivata al capolinea, di fronte alla stazione, non sono scesa, ma ho aspettato che ripartisse. Non è stata una scelta, avevo le gambe paralizzate e cominciavo ad avere paura di quello che stavo facendo. Mi sono lasciata trasportare da quell’autobus che attraversava il centro fino al capolinea di periferia, e poi di nuovo alla stazione. A quel punto l’autista si è accorto di me, mi ha guardata dallo specchietto prima di scendere a fumarsi una sigaretta, poi si è avvicinato.

“Va tutto bene? Non deve scendere?”

“Mi dispiace. Non ce la facevo proprio”, ho risposto.

“Forse ha bisogno di aiuto?” Insisteva l’autista, un omone con l’orecchino e lo sguardo gentile.

“Non sono capace, non sono capace.” 

“A fare cosa non è capace?” L’autista non si dava per vinto.

“C’è troppo disordine, non ho più il latte.”

L’autobus cominciava a riempirsi, e l’autista doveva farlo ripartire in orario. Forse l’omone ha pensato che fossi una svalvolata come tante, è sceso a fumarsi l’agognata sigaretta, ha scambiato qualche battuta con un collega e dopo pochi minuti è tornato alla guida, senza curarsi più di me.

Ormai la città era animata, e il traffico cominciava a congestionarla.

Quando finalmente ho riconosciuto la fermata più vicina a casa ho deciso di scendere, il cuore mi batteva all’impazzata e lei mi piangeva nella testa. Dovevo correre, correre.

Ero uscita senza chiavi, senza orologio. Senza niente. Ero uscita per andare via.

Il portone era aperto, ho suonato alla porta timidamente.

C’era silenzio, ho aspettato un po’ prima di suonare con più energia.

Finalmente ho sentito la sua voce arrochita dal sonno chiedere “chi è?”

“Sono io.”

Ha aperto e mi ha guardata senza capire.

“Ho fatto una passeggiata, non riuscivo a dormire.”

Sono corsa in camera e ho guardato mia figlia che dormiva nella culla. Respirava tranquilla, il minuscolo pollice sembrava soddisfarla e placare la fame.

Finalmente piangevo, dopo giorni di lacrime implose ed emozioni stritolate dall’angoscia.

“Sono tornata.” Ho detto piano a lei.

“Adesso devo guarire.” Ho quasi gridato a lui.

 

Altro che baby blues, di tristezze ormonali con lacrimucce. La depressione post-partum può lacerare l’anima, e l’anima non si ricuce da sola. Una madre può diventare madre con un po’ di ritardo, ma se la si lascia sola con le sue paure non lo diventerà mai.

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24 Responses to “BABY BLUES”


  1. 1 shemale 29 maggio 2006 alle 11:21

    Ormoni… Che strano. Ci facciamo un sacco di domande e ci diamo un sacco di risposte (proprio come auspicato da Marzullo) per spiegare i nostri sentimenti, i nostri comportamenti e, persino, per comprendere la Storia (proprio quella con la S maiuscola). Magari, alla fine, è solo una (misteriosa) questione di ormoni. Ormonologia. Servirebbe una scienza che spiegasse il significato e la funzione (biologica, filosofica, esistenziale) di queste capricciose sostanze (oppure questa scienza esiste già?). Io sono un tipo con gli ormoni in disordine e credo di poter capire, almeno un pochino, il disagio di una depressione post-partum (anche di depressione una pre-partum, a dire il vero). E ho la sensazione che, a volte, il segreto consista proprio nel non cercare false risposte altrove. Meglio lasciare che gli ormoni facciano il loro lavoro (del cazzo) e poi si tolgano dai coglioni.
    Molto bello questo post.

  2. 2 shemale 29 maggio 2006 alle 11:21

    Ormoni… Che strano. Ci facciamo un sacco di domande e ci diamo un sacco di risposte (proprio come auspicato da Marzullo) per spiegare i nostri sentimenti, i nostri comportamenti e, persino, per comprendere la Storia (proprio quella con la S maiuscola). Magari, alla fine, è solo una (misteriosa) questione di ormoni. Ormonologia. Servirebbe una scienza che spiegasse il significato e la funzione (biologica, filosofica, esistenziale) di queste capricciose sostanze (oppure questa scienza esiste già?). Io sono un tipo con gli ormoni in disordine e credo di poter capire, almeno un pochino, il disagio di una depressione post-partum (anche di depressione una pre-partum, a dire il vero). E ho la sensazione che, a volte, il segreto consista proprio nel non cercare false risposte altrove. Meglio lasciare che gli ormoni facciano il loro lavoro (del cazzo) e poi si tolgano dai coglioni.
    Molto bello questo post.

  3. 3 giorgi 29 maggio 2006 alle 11:39

    Daniele: quello che invece ho imparato dalla mia esperienza è invece che non bisogna minimizzare lasciando che gli ormoni facciano il proprio corso. Perché, come dico alla fine della storia, un conto è il baby blues, la malinconia del dopo parto di cui quasi tutte le donne soffrono, (in quel caso sono gli ormoni, certo. E la tempesta ormonale come arriva se ne va), un conto invece è la vera e propria depressione. Quella, se non si riconosce subitoe non si cura in tempo, rischia di non andarsene mai, e di compromettere irrimediabilmente le vite delle madri e dei figli.

  4. 4 giorgi 29 maggio 2006 alle 11:39

    Daniele: quello che invece ho imparato dalla mia esperienza è invece che non bisogna minimizzare lasciando che gli ormoni facciano il proprio corso. Perché, come dico alla fine della storia, un conto è il baby blues, la malinconia del dopo parto di cui quasi tutte le donne soffrono, (in quel caso sono gli ormoni, certo. E la tempesta ormonale come arriva se ne va), un conto invece è la vera e propria depressione. Quella, se non si riconosce subitoe non si cura in tempo, rischia di non andarsene mai, e di compromettere irrimediabilmente le vite delle madri e dei figli.

  5. 5 giorgi 29 maggio 2006 alle 11:40

    E anche dei padri, ovviamente.

  6. 6 Effe 29 maggio 2006 alle 12:00

    è vero, io credo e so, che possono essere momenti molto duri.
    Qualcuna, a volte, non ce la fa (ma ad arrendersi sono stati forse quelli attorno a lei)

  7. 7 Effe 29 maggio 2006 alle 12:00

    è vero, io credo e so, che possono essere momenti molto duri.
    Qualcuna, a volte, non ce la fa (ma ad arrendersi sono stati forse quelli attorno a lei)

  8. 8 utente anonimo 29 maggio 2006 alle 15:12

    Ciao Giò, non credo di poter capire le dinamiche della depressione post-partum, e neanche di quella pre-partum, a dire il vero.
    Di quella “simplex” invece si (forse), anche se il tema è particolarmente individuale, e le esperienze difficilmente sovrapponibili (es: la mia è del genere “ridens”).

    Detto ciò, un uccellino informòmmi ca ritruvasti ‘a gatta

    E quindi, YABADABDU.
    Baci
    ian

  9. 9 utente anonimo 29 maggio 2006 alle 15:12

    Ciao Giò, non credo di poter capire le dinamiche della depressione post-partum, e neanche di quella pre-partum, a dire il vero.
    Di quella “simplex” invece si (forse), anche se il tema è particolarmente individuale, e le esperienze difficilmente sovrapponibili (es: la mia è del genere “ridens”).

    Detto ciò, un uccellino informòmmi ca ritruvasti ‘a gatta

    E quindi, YABADABDU.
    Baci
    ian

  10. 10 giorgi 29 maggio 2006 alle 15:27

    Effe: è vero, verissimo. Uscire bene dal buco nero dipende in larghissima parte dalle persone che vivono accanto alla “madre depressa”.
    Ian: la ritruvai, la ritruvai. L’ho pure scritto tra i commenti al post precedente, visto che avevo allarmato un po’ tutti…

  11. 11 giorgi 29 maggio 2006 alle 15:27

    Effe: è vero, verissimo. Uscire bene dal buco nero dipende in larghissima parte dalle persone che vivono accanto alla “madre depressa”.
    Ian: la ritruvai, la ritruvai. L’ho pure scritto tra i commenti al post precedente, visto che avevo allarmato un po’ tutti…

  12. 12 utente anonimo 29 maggio 2006 alle 16:16

    OT tua sorella è diventata una starlette di rete4
    vedi un po’ te
    🙂

    io vado OT proprio nella vita, temo

  13. 13 utente anonimo 29 maggio 2006 alle 16:16

    OT tua sorella è diventata una starlette di rete4
    vedi un po’ te
    🙂

    io vado OT proprio nella vita, temo

  14. 14 giorgi 29 maggio 2006 alle 17:57

    Eh? Ma che dici? Lassa sta soreta, e non dare notizie false e tendenziose.

  15. 15 melaceleste 29 maggio 2006 alle 21:11

    La depressione “simplex”, come l’ha chiamata ian, è una brutta e triste bestia ombrosa. A volte la vedo avvinghiarsi sulla schiena di mia madre, e coprirle gli occhi e le orecchie. E chi sta intorno diventa invisibile. Ma ci si continua a stare.
    E che bello sarebbe se la bestia d’ombra fosse solo una creatura di fantasia, come nel tuo racconto. Brava gio, un bacio

  16. 16 melaceleste 29 maggio 2006 alle 21:11

    La depressione “simplex”, come l’ha chiamata ian, è una brutta e triste bestia ombrosa. A volte la vedo avvinghiarsi sulla schiena di mia madre, e coprirle gli occhi e le orecchie. E chi sta intorno diventa invisibile. Ma ci si continua a stare.
    E che bello sarebbe se la bestia d’ombra fosse solo una creatura di fantasia, come nel tuo racconto. Brava gio, un bacio

  17. 17 arabella 30 maggio 2006 alle 00:29

    Giorgi cara, Iannuzzo ha detto la verità: mi sono lasciata intervistare da Rete 4 sull’argomento diete e ho detto varie cazzate. Sono anche un po’ preoccupata per la resa video perché quel pazzo del parrucchiere della tua amica mi ha fatto CASTANA. Poi dicono che le bionde naturali sono cretine… Da quando sono castana artificiale ho fatto le seguenti idiozie: 1) mi sono fatta intervistare da Rete 4 dicendo che bisogna mangiare sano ma anche trasgredire; 2) ho quasi dimenticato di votare (pensa Valterino come ci sarebbe rimasto male); 3) ho tentato di reimparare a cucinare col risultato di mangiare di fagiolini duri come sassi e bruciare i peperoni (però il profumo era buono); 4) ho scritto 5 puntate di soap nel weekend lavorando fino a notte fonda.
    Però non sono depressa…
    YABADABADUUUU!!!
    Soreta

  18. 18 arabella 30 maggio 2006 alle 00:29

    Giorgi cara, Iannuzzo ha detto la verità: mi sono lasciata intervistare da Rete 4 sull’argomento diete e ho detto varie cazzate. Sono anche un po’ preoccupata per la resa video perché quel pazzo del parrucchiere della tua amica mi ha fatto CASTANA. Poi dicono che le bionde naturali sono cretine… Da quando sono castana artificiale ho fatto le seguenti idiozie: 1) mi sono fatta intervistare da Rete 4 dicendo che bisogna mangiare sano ma anche trasgredire; 2) ho quasi dimenticato di votare (pensa Valterino come ci sarebbe rimasto male); 3) ho tentato di reimparare a cucinare col risultato di mangiare di fagiolini duri come sassi e bruciare i peperoni (però il profumo era buono); 4) ho scritto 5 puntate di soap nel weekend lavorando fino a notte fonda.
    Però non sono depressa…
    YABADABADUUUU!!!
    Soreta

  19. 19 giorgi 30 maggio 2006 alle 07:58

    Mela: la bestia d’ombra non è stata solo una creatura di fantasia, per me… Ma ne sono uscita presto e benone. Però, certo, non escludo che abbia contribuito a produrre quelle altre bestiacce che sto combattendo adesso.
    Soreta: coooosa? Castana? Intervista a rete4? Quasi dimenticato di votare? Aaaaagh! Vabbuò, ti devo chiamare prima che combini qualcosaltro.;-))

  20. 20 giorgi 30 maggio 2006 alle 07:58

    Mela: la bestia d’ombra non è stata solo una creatura di fantasia, per me… Ma ne sono uscita presto e benone. Però, certo, non escludo che abbia contribuito a produrre quelle altre bestiacce che sto combattendo adesso.
    Soreta: coooosa? Castana? Intervista a rete4? Quasi dimenticato di votare? Aaaaagh! Vabbuò, ti devo chiamare prima che combini qualcosaltro.;-))

  21. 21 utente anonimo 30 maggio 2006 alle 09:55

    Quando l’ansia mi ha paralizzato non me ne potevo andare, l’aveva già fatto lui. Io ci dovevo essere, e non c’ero per quanto mi sentivo disintegrata. E’ stato sulle spalle del pizzardone di porta pinciana che ho lasciato scorrere le mie lacrime. Ora è andato in pensione ma non me lo dimenticherò mai quel tenero commento “ma ‘nvedi sto cretino come t’ha ridotto, ma lassalo perde!” Vedi che con la tua fantasia non sei andata a immaginare qualcosa di tanto lontano dalla realtà!baci bella, ti voglio bene yoyo

  22. 22 utente anonimo 30 maggio 2006 alle 12:59

    bello, molto.
    sul perchè lo scrivi adesso, poi, ci sarebbe un sacco da dire.
    ma magari ce lo diciamo domattina al caffe.. che dici, è ancora valido?
    a

  23. 23 utente anonimo 30 maggio 2006 alle 12:59

    bello, molto.
    sul perchè lo scrivi adesso, poi, ci sarebbe un sacco da dire.
    ma magari ce lo diciamo domattina al caffe.. che dici, è ancora valido?
    a

  24. 24 giorgi 30 maggio 2006 alle 14:18

    ale: valido, mi faccio l’ennesimo prelievo e ricca colazione in zona, anche perché dobbiamo festeggiare la vittoria anche nel tuo municipio. E’ rimasto solo il mio, ahimé…


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