SCOSSE DI ASSESTAMENTO

E’ tempo di ricordare il terremoto del 5 novembre 2005. Ora che la chimica ha cominciato ad agire nel mio corpo e che la lunga cicatrice verticale sta lì a ricordarmi dove era arrivata la cellula che ha dormito per sei anni, ora che ci sono giorni pesanti, da passare in letargo aspettando che torni un po’ di energia, ora che la malattia ha una sua concretezza di riflesso, l’assurda concretezza degli effetti collaterali di una cura e dei segni della chirurgia, ora del terremoto avverto le scosse di assestamento. Le battaglie si combattono mettendo in campo tutte le armi e affidandosi alla strategia del capo. Ma si combatte in zona sismica. Dopo l’invasione del nemico c’è stato il terremoto e nessun piano di battaglia può prevedere quando arriveranno le nuove scosse. Magari saranno piccole, appena percettibili. Però arriveranno a ricordarti che il terremoto c’è stato e che il nemico mostruoso per la seconda volta ti ha invaso. E devi combattere e combattere per annientarlo, senza aver paura di avere paura.

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13 Responses to “SCOSSE DI ASSESTAMENTO”


  1. 1 shemale 19 marzo 2006 alle 20:21

    Giorgi, manginobrioches, come sai, ha scritto da poco un post sulle paure (http://www.manginobrioches.splinder.com/post/7480283) e qualuno, te inclusa, ha svolto al riguardo delle osservazioni (anche se, lì, si trattava, in linea di massima, di paure di altro genere, ma la natura della cosa, in fondo, in fondo, è la stessa).

    Nel replicare ai commenti, brioche scrive: “Sul fatto di superare (le paure), beh, ciascuno deve approntare i suoi rimedi e le sue difese (che qualche volta sono peggiori del male): ridere in faccia alla paura, accoglierla, fidanzarcisi, contraddirla, assecondarla, ignorarla. Shemale suggerisce di buttarcisi dentro, con un doppio carpiato. Io temo che annegherei. Flounder corregge con misure di sicurezza. Io non so. Certe volte mi sembrano utili anche i rudimenti di magia e empatia universale suggeriti da mia nonna. Certe volte mi sembra che le paure siano estensioni necessarie di me, altre volte mi sembra che mi caccino fuori dal mondo. Mah.
    E pispa dice un’altra cosa inquietante: si insegnano, senza saperlo. Si succhiano col latte, si leggono dai gesti, si vedono in trasparenza nei volti. E forse è solo la battaglia navale delle sostanze dal nome lungo che combattono nel sangue…”

    MarioB, ha aggiunto:
    “La paura è il sentimento fondamentale per il mantenimento, la conservazione della specie, se no ci fossse nostra signora la paura non esisteremmo qui, la paura ci tiene lontana da pericoli, ché lo sprezzo del pericolo, tanto decantato dai coglioni, dai patriottardi, dai fascisti è una cazzata pazzesca che induce a distruggersi ed a distruggere.
    L’adrenalina ci aiuta a vivere, è un sana libagione ogni tanto, ogni spesso: bisogna imparare piano piano a diventare domestici con le proprie paure, fidanzarcisi, filarsele, ritenerle sacrosante parti proprie.
    Conoscerle, andarci dentro, non temerle chè la tipica nevrosi è la paura di aver paura.
    Ti dicono da piccolo:
    non aver paura
    non aver paura
    ti rompono il cazzo con la viltà
    ti elogiano dei coraggi schifosi,
    tipo ammazzare i nemici
    ti dicono non è niente,
    ed invece,
    la paura E’,
    C’E’,
    esiste più che mai.
    Conoscendo le proprie paure e distinguedole, per gradi, dal panico staremo meglio e ci accetteremo così come siamo.”

    Ho visto mia madre avere paura e vivere ogni giorno accanto ad uno spettro troppo grande con un coraggio semplice, quasi contadino. Tu devi fare semplicemente la stessa cosa. Buttarti a capofitto in questa battaglia, per quanto essa possa essere mostruosa, portandoti dietro ogni millimetro di paura attaccato addosso.
    Un sacco di gente pensa che mia madre la sua battaglia l’abbia persa, ma si sbaglia di grosso.
    Quella battaglia, un giorno o l’altro, la perdiamo tutti, ma non è questo (non è soltanto questo) il punto. Il punto è riconoscere se stessi, deboli, fragili, troppo umani, e darci dentro lo stesso. Il punto è vivere, anche se, a volte, ti viene una voglia irresistibile di negare, nasconderti e fuggire via.
    La paura è una brutta bestia, ma non si aspetta che qualcuno gli parli dritto in faccia a la prenda in contropiede. E a quel punto hai vinto tu, perchè la vera battaglia (la sola battaglia possibile, direi) alla fine è questa: non avere paura di resistere, anche se un giorno ognuno di noi finirà espugnato.

    P.S.) Scusami per averti parlato così apertamente e perdonami perchè, magari, qualche momento del mio discorso ti sarà suonato retorico. E’ che sono qui, sui blog, per comunicare (il più autenticamente possibile). E, su certi argomenti, secondo me, la verità, almeno quella che vedo io, non si mette a fare distinzioni tra retorica e non. E’ quella e basta.

  2. 2 utente anonimo 20 marzo 2006 alle 08:54

    un abbraccione.
    coccoloso.
    forte.
    protettivo.
    al profumo di vaniglia e zenzero.

    OrsaLè

  3. 3 giorgi 20 marzo 2006 alle 09:03

    Grazie Daniele. Il post di manginobrioches, e tutti i commenti che lo hanno accompagnto, avrei dovuto segnalarli io. Tutte parole che mi/ci hanno fatto riflettere. Però alla fine quello che avevo da dire mi è sembrato irriducibile alle riflessioni degli altri. Le tue parole non sono retoriche, non esiste retorica quando c’è di mezzo una sofferenza vissuta direttamente, o per contatto con una persona cara. Come dice MarioB. la paura c’è, non bisogna negarla. Ma per affrontarla senza farsi annientare il coraggio ci vuole. E anche quel coraggio lì non è retorico.

  4. 4 zop 20 marzo 2006 alle 11:33

    ciao guerriera! un abbraccio. (io ho un debole per le cicatrici)

  5. 5 giorgi 20 marzo 2006 alle 11:47

    Un abbraccione a te, Orsa, e a te Zop.
    Io invece le mie cicatrici le vorrei proprio far sparire.

  6. 6 utente anonimo 21 marzo 2006 alle 08:55

    Combatti, Giorgi, combatti e faglielo capire finalmente a quelle cellule bastarde che hanno proprio sbagliato “casa”, non c’è niente per loro in te. Prendile a calci, strapazzale, falle rotolare giù dalle scale, urlagli che non sono le benvenute e che non le vuoi vedere mai più. Non lasciarti andare a momenti di esitazione, ma tieni sempre alta la guardia. Sono sicura che la vittoria sarà tua.
    Abbracci da Camden

  7. 7 giorgi 21 marzo 2006 alle 09:35

    Grazie Camden, e un forte abbraccio a te.

  8. 8 Effe 21 marzo 2006 alle 10:38

    d’altronde, il coraggio non consiste nel non aver paura (questa è insensatezza) ma nel saperci convivere

  9. 9 DNGDLB 21 marzo 2006 alle 13:09

    In caso di terremoto e affini, ballare come una tarantolata “Shake, rattle and roll” di Jerry Lee.
    Prima e dopo i pasti.
    Muxu, D. : )
    P.S. ..visto che a qualcuno le cicatrici piacciono?! : P

  10. 10 giorgi 21 marzo 2006 alle 15:24

    Giusto, Effe. Il coraggio senza paura non è coraggio.
    Danilo: Dopo i pasti ballare come una tarantolata non credo che sia molto indicato. Prima sì! Uffa, co’ ‘ste cicatrici…

  11. 11 utente anonimo 21 marzo 2006 alle 22:46

    oggi è l’equinozio di primavera…l’inverno sta passando giò ed è anche in corso l’assestamento per la rifioritura…
    ti voglio bene

    marti

  12. 12 DNGDLB 22 marzo 2006 alle 08:25

    Va beh, c’è sempre l’anatra selvaggia!! Hi!hi!hi! ; )
    Muxu, D.
    P.S. Coraggio che sei sempre bella, ci scommetto.. : )

  13. 13 giorgi 22 marzo 2006 alle 10:32

    Marti: anch’io.
    Danilo: mah!


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