LA SECONDA

La seconda bomba è scesa più veloce, la sala era piena di donne, io avevo l’Ipod che ogni tanto spegnevo per fare conversazione, perché stavolta si parlava di cose amene, gli attori preferiti, tanto per intenderci. L’unico uomo era steso in un letto per una terapia particolare e il dottor Zeta, quando è entrato a “sistemarlo”, riparato da un paravento, gli aveva consigliato di immaginare di trovarsi alle Fiji, e il signore sembrava averlo preso sul serio. Gli ho solo sentito dire che stava tanto bene, e che la terapia non aveva alcun effetto fastidioso. Il paravento è stato tolto, e Zeta è venuto a sbirciare la copertina del libro che stavo leggendo (una raccolta di racconti della canadese Alice Munro, Il percorso dell’amore), stavolta senza commentarlo. Però mi ha chiesto se mi era piaciuto Il re e il cadavere di Zimmer, che lui mi aveva consigliato durante una delle nostre chiacchierate preparatorie alla battaglia. Non l’ho ancora finito, perché un libro di saggi non è mai per me una lettura esclusiva. Comunque sì, gli ho risposto, mi piace molto. E’ tornato al solito delirio di visite, e quando sono passata da lui dopo la terapia ho visto quella montagna di cartelle cliniche che aspettavano di essere aggiornate, così gli ho chiesto in quanti fossimo a farci curare lì. “Troppi, siete troppi.” Ha risposto scoraggiato. “Adesso abbiamo fatto ricorso perché almeno ci vengano pagati gli straordinari che siamo obbligati a fare, per ridurre le liste di attesa. Ma tanto non vedremo una lira.”

Ho camminato abbracciata a Sten, sotto la pioggia, per arrivare alla macchina. Lui mi ha lasciato dai miei e poi è scappato a lavorare. Dopo il pranzetto che mammà mi aveva preparato, sono tornata a casa e mi sono fatta una dormita di due ore. Che neanche la gatta ha osato disturbare. Poi è tornata Lula da scuola, e me la sono riempita di baci.

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13 Responses to “LA SECONDA”


  1. 1 shemale 16 marzo 2006 alle 20:44

    Tanti baci a Lula anche da parte mia.
    E pure a te.

  2. 2 giorgi 16 marzo 2006 alle 22:04

    Grazie grazie. Da tutte e due. E un bacio a te.

  3. 3 caracaterina 16 marzo 2006 alle 23:20

    Come sono i racconti della Munro? Non ho ancora mai letto niente di lei. So’ tutta una lacuna :))

  4. 4 giorgi 17 marzo 2006 alle 08:31

    Caracaterina: i racconti della Munro sono belli davvero. Anche io non avevo letto niente di lei. Sto cercando di colmare le lacune.;-)

  5. 5 utente anonimo 17 marzo 2006 alle 09:19

    Ciao a te ;))

    OrsaLè

  6. 6 utente anonimo 17 marzo 2006 alle 10:10

    Visto che bel sole? E’ uscito apposta per farti compagnia, ne sono certa!Un abbraccio, yoyo

  7. 7 DNGDLB 17 marzo 2006 alle 10:25

    Un massagio virtuale alle schiena e un po’ di grattini alla testa..
    Muxu, D. : )

  8. 8 giorgi 17 marzo 2006 alle 11:44

    yo-yo: sì, è una gran bella giornata.
    Danilo: grazie!

  9. 9 utente anonimo 17 marzo 2006 alle 11:55

    Ciao. Bello leggerti (apparentemente) serena e (apparentemente) non troppo provata dalla terapia. Allora il tuo dottore aveva ragione ad insistere per avere quel farmaco, sei fortunata ad avere un bravo medico di cui ti fidi totalmente. Forza che la fine della terapia e l’estate sono vicine…
    E a proposito di tè verde, io da tre anni ne bevo una tazza appena arrivo in ufficio, senza zucchero, ormai se non lo prendo ne sento quasi la mancanza. Però al caffè non ho ancora rinunciato… Gabriella

  10. 10 sphera 17 marzo 2006 alle 13:29

    Alice Munro piace anche a me. E anche tu.

  11. 11 utente anonimo 17 marzo 2006 alle 14:35

    ecco. ti volevo ringraziare per la lettura.

    d.

  12. 12 giorgi 17 marzo 2006 alle 15:45

    Sphera: oh, grazie.
    demetrio: veramente avrei voluto scriverne qui, quando l’ho letto (Il pasto grigio di Demetrio Paolin, edito da Untitl.ed, per chi non capisce di cosa stiamo parlando). Però le recensioni non le so fare, e adesso mi riuscirebbe ancora più difficile. Magari il prossimo, eh?

  13. 13 utente anonimo 18 marzo 2006 alle 15:00

    SO CHE OGGI TI SENTI SCOMBUSSOLATA MA IO TI AMO SOPRA OGNI COSA.

    S.


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