NELLA BATTAGLIA TAPPARSI LE ORECCHIE

E meno male che mi ero portata La colazione dei campioni di Kurt Vonnegut, regalatomi da un’amichetta come dono convalescenziale appena uscita dall’ospedale, perché ridendo e scherzando ho avuto la flebo attaccata per circa tre ore. Zeta ha approvato la lettura, si è pure messo a sfogliarlo dopo avermi assicurato che se volessi la prossima settimana potrei anche andare a sciare. Poi sono andata nella stanza terapie n. 5, grande e luminosa (tutta un’altra cosa dalla stanzetta di sei anni fa), mi sono accomodata in una delle sette poltrone, una gentile infermiera mi ha infilato l’ago complimentandosi per le mie vene, ed è cominciata la serie di farmaci, prima preparatori, per ridurre gli effetti collaterali, poi il Myocet, avvolto in carta stagnola, e poi un altro antitumorale, l’Endoxan. Una delle infermiere era la stessa di sei anni fa, così abbiamo scambiato qualche chiacchiera e mi ha messa al corrente dei cambiamenti avvenuti nel reparto. Si è lamentata del fatto che tutte le infermiere devono cambiare servizio ogni mese, e che quindi non possono seguire con continuità i pazienti oncologici, (“come succedeva prima, ti ricordi?”), aiutandoli a farli vivere un po’ meglio l’appuntamento con la terapia. Di fronte c’era una giovane signora dall’aria simpatica, anche lei immersa nella lettura e in qualche telefonata discretamente sottovoce, a sinistra un’altra che sonnecchiava. Il problema erano i due uomini sulla destra, uno accanto all’altro, che parlavano parlavano parlavano. Ma non del tempo, della Roma, di politica magari. No. Uno dei due ha raccontato per filo e per segno la sua operazione di asportazione del colon, i terribili effetti della chemio che lo hanno costretto a sospendere la terapia per venti giorni, vomito, diarrea, chiazze rosse, e poi non so cos’altro perché cercavo di non sentire concentrandomi sul libro, veramente esilarante, o rifugiandomi in una telefonata, aggiornando Sten che passeggiava per il centro dopo avermi accompagnata, sui tempi previsti. Il problema è che l’altro era all’inizio della terapia, mentre il chiacchierone quasi alla fine. E così uno chiedeva e l’altro, senza rinunciare ai dettagli più pulp, rispondeva.

La prossima volta, oltre al libro, è necessario portare la musica, ma sono stati ottimisti sui tempi, e pensavo di cavarmela in una mezz’ora. Mi farò prestare l’Ipod di Sten, non per fare l’antipatica, per carità. Ma l’ultima cosa che si vuole sentire quando quel genere di bombe stanno facendo il loro lavoro è la lagna sui danni collaterali. Anche se, essendo una privilegiata (questa è comica!), potevo guardare con gratitudine il mio farmaco rosso avvolto nella carta stagnola, scendere goccia a goccia, e sapere che magari domani sera potrò andare alla festa della mia amica, e la prossima settimana portare Lula a fare una sciatina vicino Roma, perché la fanciulla avrà vacanza per una settimana.

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11 Responses to “NELLA BATTAGLIA TAPPARSI LE ORECCHIE”


  1. 1 utente anonimo 3 marzo 2006 alle 08:58

    andiamo insieme a sciare?

  2. 2 utente anonimo 3 marzo 2006 alle 08:59

    .. ūüôā …

    Bacio. OrsaLè

  3. 3 giorgi 3 marzo 2006 alle 09:07

    Se sapessi chi sei, anonimo/a n. 1, potrei dirti di sì!
    Orsa: anche a te.

  4. 4 utente anonimo 3 marzo 2006 alle 09:10

    ma sono la sciatrice della val gardena!

  5. 5 giorgi 3 marzo 2006 alle 09:10

    Ora però mi butto sotto le pezze, che stanotte sono stata sveglia tre orette. Stavo benissimo, ma non riuscivo a spengere la testa dopo essermi svegliata alle tre.

  6. 6 giorgi 3 marzo 2006 alle 09:13

    Eh, ma non ti firmi pi√Ļ? Certo che dopo la Val Gardena i monti di queste parti non ti daranno molta soddiafazione… Mi chiami pi√Ļ tardi?

  7. 7 utente anonimo 3 marzo 2006 alle 09:33

    ok. verso pranzo. a dopo

  8. 8 alice121 3 marzo 2006 alle 10:03

    Ma Sten quando passeggiava per il centro non poteva comprare un microfono?;-)

  9. 9 giorgi 3 marzo 2006 alle 10:34

    Ti giuro che stanotte nelle mie ore di veglia ho pensato anche a questo: devo comprare il microfono, devo comprare il microfono… Sul serio, non scherzo. Non ho pensato a chiederglielo ieri, sai com’√®. Ma qui vicino c’√® un negozio, si tratta solo di ricordarmelo quando ci paso davanti!

  10. 10 utente anonimo 14 marzo 2006 alle 16:12

    Eccomi, sono tornata! Ti ci porto io, sulla neve… Andiamo a respirare un po’ d’aria pura. In un’ora siamo ad Ovindoli (c’√® meno folla di Campo Felice). In due a Roccaraso. Poi caff√® alla nocciola e ritorno. Che ne pensi?
    Frau Marilau

  11. 11 giorgi 17 marzo 2006 alle 12:01

    Mi ero persa il tuo commento, Maril√Ļ!!
    Troppo tardi, forse…


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