VENTI

Venti giorni di convalescenza. Già. L’altro ieri ho accompagnato Lula a scuola, e ho preso il caffè con un gruppetto di madri che se la può prendere comoda, c’è chi non lavora, chi ha orari flessibili e non è costretta a fare come facevo io, che catapultavo figlia e amichetto del palazzo davanti al portone e ripartivo a razzo per andare al lavoro. Scherzando mi chiedevano come andasse la vita casalinga, “è fantastico!” rispondevo io, e una che non conosceva il motivo della mia casalinghitudine ha strabuzzato gli occhi: “sei diventata casalinga? Hai lasciato il lavoro?” L’ho rassicurata, ma no, non è una scelta. E dentro di me pensavo a quanto mi piacerebbe poterla fare, quella scelta. Certo, non per fare la casalinga, che le pulizie di casa continuo a non farle, ci pensa qualcun altro. Per non perdere la libertà di stare ancora in pigiama a quest’ora (sono le dieci), perché oggi Lula è andata a scuola con la vicina, oppure accompagnarla, prendere il caffè al bar che è proprio lì di fronte, (e dove io da bambina ci compravo il pandorino, o la pizza bianca), e tornare a casa, mettermi comoda davanti al computer, scrivere e sentire la radio, leggere le parole degli altri, a volte di una bellezza stupefacente, come queste (e leggetele con l’accompagnamento musicale, che merita), condividere gli spazi della casa con la gatta che segue silenziosa i miei movimenti. Le mie pause. O che improvvisamente decide di giocare con le ombre miagolando, e sembra chiedere libertà di uscita, ma non esce, preferisce non perdermi di vista. La libertà di leggere un libro sulla poltrona del salotto e non solo a letto prima di addormentarmi, con le palpebre che si chiudono quando il capitolo ancora non è finito. Di saggiare con calma come il mio corpo riprende forza, con le poche posizioni yoga che adesso posso fare, di respirare e meditare, staccare il telefono quando ne ho voglia, osservare quello che mi accade, immaginare cosa accadrà. Concentrata. Per allontanare alla luce del giorno quello che di notte, o all’alba, si affaccia come un pensiero cattivo, una paura motivata, il fragore delle armi nel campo di battaglia. 

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10 Responses to “VENTI”


  1. 1 Effe 9 febbraio 2006 alle 10:51

    si scopre così che non esiste un tempo – è illusione – ma tempi differenti, paralleli o perpendicolari, con diverse velocità e direzioni

  2. 2 Flounder 9 febbraio 2006 alle 10:52

    ricordo dei periodi di malattia. addirittura di ricoveri, per mia figlia, in cui alla fine si finiva per apprezzare questo benessere, quest’isola di accudimento, questo lasciarsi andare con morbidezza.
    è assurdo che uno riesca a ritagliarsi spazi così solo in certe condizioni, almeno io.

  3. 3 Flounder 9 febbraio 2006 alle 10:52

    ricordo dei periodi di malattia. addirittura di ricoveri, per mia figlia, in cui alla fine si finiva per apprezzare questo benessere, quest’isola di accudimento, questo lasciarsi andare con morbidezza.
    è assurdo che uno riesca a ritagliarsi spazi così solo in certe condizioni, almeno io.

  4. 4 giorgi 9 febbraio 2006 alle 11:36

    Effe: oppure il tempo è uno, ma disomogeneo e multiforme, cambia ritmo, cambia senso, si trasforma talvolta grazie a noi, altre malgrado noi.
    Flounder: è assurdo, lo dico sempre anch’io. Necessità fa virtù, si dice così, no?

  5. 5 giorgi 9 febbraio 2006 alle 11:36

    Effe: oppure il tempo è uno, ma disomogeneo e multiforme, cambia ritmo, cambia senso, si trasforma talvolta grazie a noi, altre malgrado noi.
    Flounder: è assurdo, lo dico sempre anch’io. Necessità fa virtù, si dice così, no?

  6. 6 zop 9 febbraio 2006 alle 12:39

    il rallentamento del tempo, anche se a volte ci si è costretti, insegna a riflettere su come bisognerebbe viversi la vita… con più tranquillità… un bacio z

  7. 7 cf05103025 9 febbraio 2006 alle 15:03

    giorgi egregia,
    sono qui per lei,
    MarioB.
    a questo indirizzo qui:
    biandbo@tiscali.it

  8. 8 cf05103025 9 febbraio 2006 alle 15:03

    giorgi egregia,
    sono qui per lei,
    MarioB.
    a questo indirizzo qui:
    biandbo@tiscali.it

  9. 9 giorgi 9 febbraio 2006 alle 15:12

    MarioB.: caspita, lei mi hai preso sul serio! Ero seria, effettivamente. Raccolgo l’invito, e al più presto le scriverò quel che pensavo del suo commento da Flounder.

  10. 10 giorgi 9 febbraio 2006 alle 15:40

    Zop: è proprio così. Mi sembra che sto impararando come vivermi la vita.


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