ADDIO E RITORNO

Chissà perché amo tanto questo luogo. Anonimo come tanti altri, pulito ma consumato, illividito dal tempo. Eppure la prima volta che ci misi piede puntai il tavolino in fondo, quello più nascosto. Come fosse il mio rifugio abituale. Quello era il mio tavolino, e lì avrei ordinato il mio caffè. Il cameriere mi aveva letto nel pensiero, perché io non dissi nulla. Mi ero appena seduta, e gli avevo fatto solo un cenno, giusto per chiamarlo e ordinare quel che avevo deciso di ordinare. Un caffè, appunto. Potevo avere voglia di un cappuccino o di un tè. Il freddo avrebbe potuto invogliarmi alla cioccolata calda, con un tocco di panna per addolcire l’umore difficile. Qualunque altra cosa. Invece lui era arrivato con la tazzina fumante, un po’ sbeccata. Decorata con piccoli fiori pallidi. Anche il vassoio, e il bricco con il latte e la zuccheriera, avevano un che di antico. Non vecchio, ma antico.

Avevo versato un cucchiaino di zucchero e poggiato le labbra dal lato sano della tazzina  sorseggiando lentamente. Intanto mi ero guardata intorno, per capire che genere di umanità frequentasse quel piccolo locale dove ero stata spinta dal caso. Dove il caso, nella circostanza specifica, era stato la tramontana gelida che soffiava senza tregua, e il capottino leggero che mi s’incollava al corpo, e forse anche l’uomo che avrei incontrato di lì a poco, a diversi chilometri da casa mia, in un quartiere che mi era estraneo. Mi ero guardata intorno, ma ero l’unica seduta ai tavoli. C’era un discreto movimento al bancone, da cui arrivava il consueto rumore da bar, cucchiaini e tazzine poggiati e tolti, la piena attività della macchina da caffè espresso, getti di vapore a fare schiuma sul cappuccino, il vociare indistinto di clienti e baristi nella confusione delle ordinazioni, l’aprirsi e chiudersi della cassa… Mi accorsi che quel frastuono soffuso non m’infastidiva, mi sembrava piuttosto che proteggesse il piccolo luogo che avevo scovato per me.

Ecco, è cominciata così. Avevo tirato fuori il mio libro, i miei fogli di carta, una penna dal tratto fluido, e nessuno osò disturbarmi finché non arrivò l’ora di andare da chi avrebbe smesso di aspettarmi.

Chissà perché amo tanto questo luogo. E la tazzina irrimediabilmente sbeccata, che forse il cameriere conserva per me. Continuo a tornarci, anche se non ho motivo di spingermi fin qui, se non per il piacere di sentirmi a casa, lontana da casa. Il ripetersi dei gesti, il tavolino in disparte sempre libero, la tazzina sbeccata che arriva fumante, il libro aperto mentre a piccoli sorsi assaporo quel caffè, il migliore che abbia mai bevuto, un’abitudine che diventa rito, il rito celebrato dal cameriere. Sarà per lui che sono qui ogni volta che posso? Per la discrezione attenta con la quale mi ha accolto, che mi offre appena varco la soglia e punto decisa il tavolino più nascosto del locale, dove talvolta ho trovato un fiore sbiadito ma dal profumo intenso?

Sarà per lui, continuo a chiedermi sorseggiando il caffè bollente mentre scrivo lettere che non spedirò, e sfoglio le pagine di un romanzo che non voglio terminare, che nel giorno di un addio ho trovato un luogo per tornare?

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9 Responses to “ADDIO E RITORNO”


  1. 1 briciolanellatte 1 febbraio 2006 alle 11:20

    Fai bene ad amarlo, (a volte) da un mucchio di soddisfazioni

  2. 2 camden 1 febbraio 2006 alle 14:58

    Ciao, grazie mille per i commenti e gli in bocca al lupo lasciati sul mio blog. Oggi voglio dirti che mi piace molto come scrivi. Hai talento. Anche a me piace molto scrivere e leggere. Specialmente da quando sono stata male, non ho fatto altro che acquistare e leggere un sacco di libri, forse perché mi era venuta la paura di non fare in tempo a leggere tutti quelli che mi interessavano! Ora li leggo con un pochino più di calma, ma sempre tanti!
    Un abbraccio
    Camden

  3. 3 camden 1 febbraio 2006 alle 14:58

    Ciao, grazie mille per i commenti e gli in bocca al lupo lasciati sul mio blog. Oggi voglio dirti che mi piace molto come scrivi. Hai talento. Anche a me piace molto scrivere e leggere. Specialmente da quando sono stata male, non ho fatto altro che acquistare e leggere un sacco di libri, forse perché mi era venuta la paura di non fare in tempo a leggere tutti quelli che mi interessavano! Ora li leggo con un pochino più di calma, ma sempre tanti!
    Un abbraccio
    Camden

  4. 4 Effe 1 febbraio 2006 alle 16:11

    tutto lascia supporre una tresca con il romantico e intuitivo cameriere

  5. 5 giorgi 1 febbraio 2006 alle 17:11

    briciolanellatte: (a volte)?
    Camden: il tempo per leggere, e per scrivere, non ce lo deve togliere nessuno.
    Effe: lei è troppo malizioso. Ops! O ci davamo del tu? Non credo che il cameriere oserà mai oltrepassare il limite segnato dalla tazzina sbeccata…

  6. 6 giorgi 1 febbraio 2006 alle 17:11

    briciolanellatte: (a volte)?
    Camden: il tempo per leggere, e per scrivere, non ce lo deve togliere nessuno.
    Effe: lei è troppo malizioso. Ops! O ci davamo del tu? Non credo che il cameriere oserà mai oltrepassare il limite segnato dalla tazzina sbeccata…

  7. 7 Flounder 1 febbraio 2006 alle 21:59

    stasera ho messo una canzone sul mio blog.
    credo che sia una delle canzoni che amo di più. è la musica adatta a questo post.

  8. 8 Flounder 1 febbraio 2006 alle 21:59

    stasera ho messo una canzone sul mio blog.
    credo che sia una delle canzoni che amo di più. è la musica adatta a questo post.

  9. 9 giorgi 2 febbraio 2006 alle 09:57

    Meravigliosa. Hai ragione Flounder


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