Nella notte il citofono suonò con insistenza

Nel cuore della notte un rumore sinistro di sega elettrica o qualcosa di molto somigliante ad una sega elettrica disturbava il mio sonno. Ma il sonno dopo l’amore è così pesante che quel rumore sinistro svanì, così com’ era arrivato.

“Suonano! Suonano!” Questo era Sten, che sembrava parlare nel sogno. Però qualcuno effettivamente si era attaccato al citofono, e non aveva intenzione di smettere. Illuminai la sveglia. Erano le 3.40, più o meno. Inciampando nella gatta andai a rispondere. Non è mai una buona notizia quella che qualcuno ti viene a dare attaccandosi al tuo citofono nel cuore della notte, pensai. “Chi è?” bofonchiai assonnata e allarmata allo stesso tempo.

“I vigili del fuoco. E’ cascato un albero e deve spostare la sua macchina. L’aspettiamo qui fuori.”

Immaginavo la povera Yaris alta, come la chiama un bambino di nostra conoscenza, distrutta dall’immenso abete del giardino qui a fianco. Imprecando Sten cominciò ad aggiungere strati di vestiti al pigiama, infilò le scarpe senza calzini, il giaccone e uscì sotto la pioggia.

Io dalla finestra potevo vedere il camion rosso dei vigili del fuoco fermo davanti al nostro giardino, tentando di spiegare alla gatta che non se ne parlava proprio di uscire per scorribande notturne.

Quando Sten tornò seppi con sollievo che eravamo stati graziati, l’albero (non l’abete qui a fianco, ma il pino di fronte) si era abbattuto sulla macchina gemella dei tizi all’ultimo piano, e la nostra, parcheggiata poco più avanti, doveva essere spostata per permettere le manovra della gru che avrebbe rimosso i rami. Per un’altra mezz’ora Sten si occupò di avvisare altri vicini che avevano le macchine coinvolte. Poi, tornato finalmente sotto le coperte, siamo rimasti ad ascoltare il rumore della sega elettrica che, ci hanno detto oggi, è andato avanti fino alle 7 e a fare considerazioni su quanto avessimo avuto culo, che la macchina un giorno sì e uno no capita che sta proprio lì dove s’era schiantato l’albero.

La sveglia è suonata troppo presto, anche se erano le nove e mezzo. Ma dovevamo andare all’ospedale che si trova fuori città, a mezzo raccordo anulare di distanza. Visti tutti gli esami, il chirurgo di turno ha stabilito che “sono pronta” per l’intervento. I dettagli tecnici, asportare solo il mostrino, o un’intero pezzo di fegato, laparoscopia o normale chirurgia, li deciderà il professor Esse che mi hanno assicurato essere uno dei massimi esperti nel campo e con cui ho già parlato. Quindi, e senza ulteriori indugi, lunedì mi dovrebbero chiamare per essere ricoverata il giorno stesso, e di lì a poco mi sarò liberata di questo sgradito ospite.

Ah, dimenticavo. Ho finito i racconti di William Trevor, Regole d’amore, una scoperta preziosa da cui mi sono staccata a fatica. Ho quasi finito Il cervello anarchico, che consiglio veramente a chiunque abbia un po’ d’interesse per il funzionamento della mente umana. Sto leggendo con calma zen Il re e il cadavere di Zimmer, e i buoni consigli del dottor Zeta non si smentiscono mai. Così, per restare nella sua area d’influenza, ho cominciato anche Un cuore così bianco di Marìas. Domani nella battaglia pensate a me…

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6 Responses to “Nella notte il citofono suonò con insistenza”


  1. 1 utente anonimo 4 gennaio 2006 alle 14:48

    certo che ti penseremo!
    due considerazioni:
    il culo, almeno per una volta, ce l’hai avuto veramente, il che non guasta;
    come fai a leggere più di un libro alla volta? a me si accavallerebbero i personaggi ed i pensieri.
    sto (ri)leggendo Il piccolo principe, e già faccio fatica.. ma da qualche parte bisogna pur cominciare!

  2. 2 giorgi 4 gennaio 2006 alle 15:37

    Chi sei, anonimo/a? Si possono leggere contemporaneamente libri che appartengono a generi diversi. Quindi, romanzo con racconti con saggi e al limite con poesie, se si ha un po’ di tempo, può andare. Ah, poi ci sono i libri su chakra e guarigione.;-))

  3. 3 giorgi 4 gennaio 2006 alle 15:39

    Ah, sei tu ale. Ce la faremo a vederci?

  4. 4 caracaterina 6 gennaio 2006 alle 09:59

    Ti penseremo nella battaglia e nella quiete dopo la tempesta. Ci sarà un’atmosfera elettrica, prima e, dopo, uno stupore sereno come se fosse l’alba del mondo. Un abbraccio grande. E,auguri, che oggi è pure la Befana 😉

  5. 5 giorgi 6 gennaio 2006 alle 10:36

    Grazie per gli auguri, caracaterina! Ho già fatto il mio dovere, senza essere messa in dubbio (al contrario di Babbo Natale…) E ho rimediato pure due mandarini e un bicchiere di vino rosso:-))

  6. 6 utente anonimo 6 gennaio 2006 alle 15:12

    Giorgi cara, abbiamo già detto tutto quello che. E poi a volte non ci sono le parole giuste. Solo una piccola notazione. Ho amato tanto La battaglia, ma non sono riuscita a finire Il cuore bianco. Mi saprai dire. Forza.E.


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