IL RE E IL CADAVERE

Sul foglio intestato dell’ospedale il dottor Zeta mi ha prescritto: Il re e il cadavere Zimmer Adelphi. “Il più bel libro che ho mai letto”. E mi ha raccontato la favola delle babbucce di Abu Kasem, storia usata da Zimmer per spiegare il concetto di karma. Quella di oggi, mentre fuori un cielo azzurro e gelido avvolgeva la folla prenatalizia, è stata una conversazione fondamentale. Siamo partiti dalle mie letture sul rapporto malattia/coscienza, e dall’articolo sul libro di Soresi Il cervello anarchico che continuo a conservare in borsa come un santino, per arrivare a tentare di dare una soluzione all’irrisolto problema della filosofia occidentale, il rapporto tra res cogitans e res extensa, mente e corpo. Ecco, mi sono buttata arditamente, i chakras come centri di energia costituiscono proprio questo anello di congiunzione tra due realtà altrimenti irriducibili. “Sì, certo. Questa è una soluzione.” Ma poi lui ha tirato fuori Popper e il principio di falsificazione, e l’animo occidentale ha prevalso su quello orientale, il medico sul filosofo. “Ora ti spiego come funziona la replicazione delle cellule tumorali, come comunicano, quanto sono abili a trovare una soluzione diversa quando proviamo a indurle a morire” e ha cominciato a fare disegni, schemi, frecce, però il problema vero per me, quello del perché restava fuori da questo discorso. Sì, una cellula può restare dormiente per anni e anni, poi per caso comincia a mettersi in moto. Mi ha sorriso, sapeva che quel per caso non mi avrebbe mai convinto. Così ho tentato di spiegargli veramente com’è cambiato il mio modo di affrontare la malattia, l’importanza che ho cominciato a dare alle cause interiori responsabili dei blocchi di energia che poi si trasmettono al corpo, e lo feriscono. E mi sono accorta che non mi considerava una povera pazza invasata che stava tentando di sottrarsi a un intervento chirurgico, alla chemio, alla terapia ormonale e a tutte le armi che la medicina ufficiale metterebbe in campo se martedì il piccolo mostro fosse ancora lì. Sì, ha ammesso lui, si parla molto dell’origine emozionale del tumore. Ma come si fa a provare una cosa del genere?

“Se sapessi quanto c’insegnate voi pazienti!” ha esclamato a un certo punto del discorso. “E quant’ è difficile mantenere quel distacco che ci permette di sopravvivere facendo questo lavoro. Il problema è che non sempre si riesce a far tesoro di tutto quello che voi, sulla vostra pelle, capite della malattia. E poi ci vuole tempo, come adesso…”

“Beh, non so quanti medici trascorrono la domenica prima di Natale in ospedale a fare chiacchierate filosofiche con i pazienti.”

“Io invece lo faccio spesso. Però ti ho fatto venire qui di domenica solo per dare un’altra occhiata alla tac, in vista dell’intervento. Non sono un chirurgo, ma non mi sembra complicato. E’ in una posizione facile. Vuoi vedere?”

“No, grazie. Te l’ho detto che per me quella cosa adesso è sparita. Ne riparliamo mercoledì.”

“Te lo dico perché il mio professore di psicologia, quando pensavo di fare psichiatria, mi diceva che la cosa migliore è che il malato guardi il proprio male, che magari è meno mostruoso di quello che uno s’immagina.”

“Ma sì, è vero. Infatti io le  ho sempre guardate bene le mie schifezze. Ora però non mi serve, non adesso. Ho cambiato prospettiva, te l’ho detto. E’ qualcosa che può arrivare solo in seconda battuta, perché sei anni fa non sarei mai stata in grado di fare i discorsi che faccio ora.”

“Ti sei allenata, in questi sei anni…”

“Forse. E’ che non posso affidarmi solo a te, alla medicina. Ora ho cominciato a fidarmi anche di me stessa, e a combattere la mia battaglia con i miei mezzi.”

“E le due cose non si escludono.”

“No, non si escludono. Per ora sto così bene…”

“Sì, lo vedo. Ma ricordati di leggere quel libro. Mi raccomando.” 

 

[scritto domenica 18 dicembre 20005] 

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8 Responses to “IL RE E IL CADAVERE”


  1. 1 pozzerus 20 dicembre 2005 alle 14:11

    Mi sta molto bene il lavoro che tu stai facento sul nodo energetico,ma la cosa essenziale da capire è perchè il nodo energetico si è formato.Vedi tu stai agendo sulla conseguenza e non sulla causa o sul perchè.
    La o le domande che di devi chiedere sono,perchè io G. volevo che mi succedesse una cosa del genere.(Per favore non mi venire a dire che nessuno vuole che gli succeda una cosa del genere) questo lo so anche io,ma questa è la parte cosciente di noi,la parte non cosciente probabilmente ha od aveva una carenza di qualcosa.Credimi nel momento che tu avrai risolto il quibus sarai già a metà dell’opera.I fattori che hanno risolto i problemi del tuo Maestro sono differenti dai tuoi.Lavora molto su di te e poi insime lavora sul nodo energetico,ne verrai sicuramente fuori vincitrice.
    Un Sorriso by me..
    Good Karma

  2. 2 utente anonimo 20 dicembre 2005 alle 15:05

    mi aspettavo tanti commenti a questo post. è bellissimo e toccante. brava

  3. 3 utente anonimo 20 dicembre 2005 alle 17:42

    Entro in punta di piedi.. Non vorrei disturbare…volevo solo dirti che ti ho linkato. Non riesco a trovare parole da dire, anche se i tuoi post mi fanno pensare tanto…(e ciò è buono). Prima o poi mi sbloccherò. salutami Alice che è a Romaaaaa… Un Bacio.

    Stella_Noire (OrsaLè)

  4. 4 giorgi 20 dicembre 2005 alle 21:23

    pozzerus: non so perché tu creda che sto agendo solo sulle conseguenze. Certo, sulle conseguenze devo agire, visto che ne va della mia vita, a cui tengo moltissimo. Ma sto lavorando moltissimo anche sulle cause, e credo di averle già comprese. Non so chi intendi per il mio Maestro, forse c’è un equivoco. Magari ci scriviamo con calma, eh?
    Anonima/o: potrei sapere chi sei?
    Stella_Noire: grazie,il pensiero a volte conta più delle parole. Ti saluterò Alice, spero di vederla domani.

  5. 5 melaceleste 20 dicembre 2005 alle 21:45

    Proprio oggi giravo per una libreria con un amico e gli dicevo che ho un’attrazione fatale per qualunque cosa pubblicata da Adelphi: molti libri che ho amato tanto sono infatti stati pubblicati da loro.
    Quasi quasi cerco anche questo, sai?

    Domani è il giorno delle note per noi, ti auguro una bellissima serata di musica e sorrisi.
    Se poi vuoi/riesci a passare alla birreria Olmsted (piazza dei Mercanti 26, Trastevere), fino all’una mi trovi sicuramente ancora lì.
    Nella speranza di poterti vedere domani, ti mando subito un abbraccio già da queste righe.

  6. 6 giorgi 20 dicembre 2005 alle 22:41

    Magari mi trascino tutto il coro, dopo la pizza…
    Io il libro di Zimmer l’ho ordinato, e credo che per me sarà importante com’è stato Domani nella battaglia pensa a me di Marìas (consigliato sempre da lui. Peccato non poter augurare a nessuno di conoscerlo…)

  7. 8 pozzerus 21 dicembre 2005 alle 09:27

    Ciao G. per Maestro intendevo quello dello specchio,quello dell’autoguarigione..
    Ce la farai sicuramente!!
    Good Karma


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