Come stai? Brava

         Come stai?

         Bene.

         Allora, come ti senti?

         Così così.

         Già…

         Andrà tutto bene.

        

         Me lo sento.

         Ah, beh, allora…

Questo è un esempio classico di conversazione che mi tocca sostenere quasi ogni giorno. Ma oggi, che c’è sciopero generale, magari sarò risparmiata…

 

Qualche sera fa Lula ha scoperchiato la pentola dove stava borbottando una minestra schifosa.

E’ apparsa col suo pigiamino rosso, pochi minuti dopo aver spento la luce. Io leggevo, in camera.       

        Ho fatto un sogno bruttissimo.

         Davvero? Sei riuscita in poco tempo ad addormentarti, sognare e risvegliarti?

         Sì. – occhietti svegli, per niente assonnati. – Ho sognato che mi svegliavo e tu e papà eravate morti.

         Che bello! Ci hai allungato la vita, lo sai? Quando si  sogna che qualcuno muore gli si allunga la vita. – Bugiarda. Lo sapevo che non era un sogno.

Mi ha fatto un bel sorriso, mentre l’abbracciavo per rassicurarla.

         Davvero?

         Sicuro. E’ proprio così.

Ma non era finita. C’era dell’altro da tirare fuori.

         Ti ricordi, dovevi andare da quel dottore, Zeta, che ti doveva dire se potevate fare un altro bambino. Che ti ha detto? Ti torna quella cosa?

         Beh, un altro bambino ha detto che è meglio non farlo. Per ora. Sai, per essere sicuri che starò sempre bene forse dovrà fare delle cure, un po’ fastidiose, che potrebbero far male a un bambino nella pancia.

         Fastidiose? – ha domandato con gli occhi un po’ lucidi.

         Mah, un po’, come quelle che ho fatto quando eri piccola. Comunque l’avevamo detto che anche noi tre da soli saremmo stati bene lo stesso, no?

         Sì, sì, è vero. Chi se ne importa del fratellino!

Nel frattempo è arrivato Sten, anche lui rassicurante, e insieme le abbiamo prospettato le tantissime cose che faremo insieme a lei, senza neonati tra i piedi.

         E quando mi farò i buchi alle orecchie?

Ma guarda un po’ che cosa ti combina la mente di una bambina: ti butta lì un macigno di angoscia, e poi passa ad altro, cercando subdolamente di ottenere qualcosa che per ora sa di non poter ottenere. 

Ce la siamo coccolata un altro po’, e se ne è tornata a letto tranquilla. Io invece ho pianto tra le braccia di Sten per un quarto d’ora, perché sapevo che quel momento sarebbe arrivato, ma quando arriva è un cazzotto nello stomaco. 

La mattina dopo Lula ha ammesso che quello non era un sogno, ma un pensiero che aveva avuto mentre cercava di addormentarsi. Le antennine che captano tutto…

Il mio sostegno psicologico interpellato telefonicamente dice che è andata bene così, che sono stata brava.

 

Ecco, “brava”, è un’altra cosa che mi sento dire spesso, insieme a “come stai?”

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6 Responses to “Come stai? Brava”


  1. 1 utente anonimo 25 novembre 2005 alle 15:21

    caspita! non ti chiedo come stai nè ti dirò brava. però perdonali, quelli che ti dicono queste ovvietà, è un modo come un altro per farti sentire che ci sono e che si interessano. adesso penso a come iniziare una telefonata, poi ti chiamo.
    baci, ale

  2. 2 utente anonimo 25 novembre 2005 alle 16:06

    Ogni giorno che passa penso: chiamo, non chiamo, chiamo, non chiamo, forse è meglio aspettare ancora, no forse è meglio chiamare altrimenti puoi pensare che non ci sei nei miei pensieri. Poi mi decido…….allora si chiamo oggi, però più tardi non dall’ufficio, perché non mi piace che i colleghi ascoltino le mie telefonate private. Poi leggo come stai brava e ci ripenso. Non ti chiamo, almeno oggi, ma ti penso e ti sono vicina.
    Baci Gaia

    p.s.
    un saluto anche dalla mia metà che mi rinnova la disponibilità del suo amico ad incontrarti anche per offrirti dei consigli.

  3. 3 caracaterina 26 novembre 2005 alle 20:30

    Ti rileggo solo oggi dopo tanto e, ora scopro, troppo. La battaglia è già cominciata ma a Pisa combattono molto bene, lo sai e lo hai visto. Se serve trasmettere dispacci, sono qui. Un abbraccio

  4. 4 giorgi 26 novembre 2005 alle 22:17

    gaia: grazie, ti chiamo presto.
    caracaterina: mi chiedevo dove fossi finita… Sì, la battaglia è solo all’inizio, e ci sarà tanto da fare. Arruolo tutti.

  5. 6 utente anonimo 29 aprile 2006 alle 16:15

    Ciao Giorgia,
    hai un bellissimo nome, quello della mia sorellina. Ieri ho letto del tuo blog sull’Espresso. Da questa mattina lo leggo in lungo e largo e ora mi sono sorpresa a piangere. Piango di commozione. Me lo sento che ce la farai. Vorrei abbracciarti.
    Mettigliela in culo a ‘sto male subdolo.
    elena


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