Per A.

E’ una brutta giornata.

Nonostante il sole, che finalmente è tornato a splendere.

Il cancro ha ucciso una collega, la mia capa dal pessimo carattere, quella con cui era quasi impossibile comunicare in modo sereno. Refrattaria ai consigli, testarda, continuava a venire tra un ciclo di chemio e un altro, troncava i discorsi anche se li aveva sollecitati lei, quando non poteva proprio fare a meno di fare qualche domanda, e confrontarsi con chi aveva già attraversato lo stesso tunnel.

Le cure erano finite, sembrava che anche per lei il percorso fosse tutto in discesa. Era perfino diventata più loquace, era contenta per il matrimonio della figlia, aveva brindato al mio.

Al ritorno dalle vacanze ci siamo incrociate un attimo, quasi non la riconoscevo con i suoi capelli veri in ricrescita, lei ha fatto un sorriso tirato, e da quel giorno non è più tornata.

Forse ha gettato la spugna troppo presto, appena capito che la malattia aveva intaccato altri organi. Non ha voluto combattere, come non avrebbe voluto operarsi un anno fa, ma si è sottomessa a questo destino schifoso e gli ha firmato una delega in bianco sulla sua vita.

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4 Responses to “Per A.”


  1. 1 melaceleste 15 ottobre 2005 alle 19:54

    E’ proprio vero, spesso è esattamente il desiderio di farcela a fare la differenza.

    So che non compenserà mai il malumore che notizie del genere necessariamente ti danno, però vorrei raccontarti di un uomo non giovanissimo ma fortissimo che pochi giorni fa è stato operato d’urgenza per la stessa schifosa malattia (scoperta per caso solo perché “si sentiva stanco”).
    Ebbene, dopo avere corggiosamente affrontato un intervento di 8 ore, con asportazione di 2/3 del fegato e di un tratto d’intestino, si è ripreso istantaneamente, dicendo che si sentiva benissimo. Ed era vero!
    Mi è stato raccontato che in questi giorni all’ospedale tutti i medici passano a trovarlo per vedere con i propri occhi il miracolo laico che si è verificato.

    Spero che questa storia riesca a darti almeno un briciolo della positività che ha dato a me.
    Un abbraccio

  2. 2 giorgi 16 ottobre 2005 alle 09:13

    Grazie, melaceleste. Io sono convinta, per esperienza diretta, che in questi casi schifosi ci vuole spirito combattivo, bravi medici, e anche un po’ di fortuna. Devono esserci le tre cose insieme. Se ne manca una, è difficile farcela. Purtroppo non posso fare a meno di soffrire e spaventarmi, quando vedo che qualcuno incappa nello stesso male che ho avuto io e se ne va nel giro di un anno. Soprattutto quando sto per affrontare la serie annuale di controlli, che non affronto mai a cuor leggero, anche dopo sei anni.

  3. 3 melaceleste 17 ottobre 2005 alle 14:45

    Leggendo il tuo blog ho conosciuto la la tua storia.
    Ma soprattutto la tua forza.

    Sei bravissima.

  4. 4 giorgi 17 ottobre 2005 alle 18:24

    Grazie, ma certo che me la sarei risparmiata volentieri, tutta questa forza! Sono stata fortunata ad avere accanto persone altrettanto forti e meravigliose, a partire dalla più piccola, che avevo solo due anni…


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