Scrivere zen

Rileggendo qualche pagina di Scrivere Zen (un vecchio manualetto di scrittura creativa di Natalie Goldberg), ritorna il dubbio sull’utilità o meno dei corsi di scrittura. Proprio ieri mi chiedevo se cominciare o no uno di questi laboratori, quello della scuola Omero ad esempio, come spesso mi è stato consigliato. Poi ho riletto quelle pagine, dove la Goldberg (che però i suoi laboratori di scrittura li teneva), ripete all’infinito che per imparare a scrivere bisogna scrivere. Non s’impara come si fa a… Ma si fa, e basta. Tutto il libro consiste di brevi capitoletti con esercizi per imparare a immergersi nella scrittura, a scrivere qualunque cosa purché si scriva. Ci sono delle belle parole, nel capitolo che s’intitola Attingere alle falde acquifere, sull’assurdità dell’approccio alla poesia nelle scuole (lei ovviamente parla di scuole americane, ma il discorso vale anche per noi): si affronta il testo poetico (quando va bene, aggiungerei io), solo per imparare a interpretarlo, criticarlo, ma non ci si accosta ad esso per attingere, semplicemente, poesia. E poi ho riletto quei preziosi consigli di Fitzgerald raccolti in un libro che non mi stancherei mai di consigliare (Le belle storie si raccontano da sole), sulla necessità di leggere una mezza dozzina di capolavori all’anno, per formarsi un proprio stile. Insomma, bisogna leggere e scrivere. Scrivere e leggere.

Il blog è il mio scrivere Zen, un esercizio quasi quotidiano, una palestra, una falda da cui attingere. Se ogni tanto riesco a tirar fuori qualcosa di buono è una bella soddisfazione. Il tempo della sistematicità e del rigore poi verrà. E arriverà il tempo delle storie, che non c’è niente da fare, non sono proprio capace a costruire. Lo so.

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5 Responses to “Scrivere zen”


  1. 1 behindthemirror 12 ottobre 2005 alle 10:27

    …già… concordo in pieno…
    …del mio blog però ne ho fatto una discarica 🙂

  2. 2 utente anonimo 13 ottobre 2005 alle 11:22

    Sì, è vero che bisogna scrivere. Ma io credo che prima ancora, prima di tutto, bisogna leggere. Di tutto e di più, per capire quello che piace e quello che non piace, per saper fare i camaleonti e scrivere alla maniera di, e poi trovare uno stile proprio, personale, che non faccia il verso a nessuno. Nel mio mestiere è praticamente impossibile essere originali, ma magari chi scrive per diletto riesce a trovare una strada tutta sua… Scusa se insisto, ma questo della lettura è il mio pallino. Vedo passarmi per le mani troppi ragazzi che “vogliono scrivere” e non hanno mai letto una riga. E questo mi innervosisce come poche altre cose al mondo.

  3. 3 giorgi 13 ottobre 2005 alle 16:38

    anonimo: sono assolutamente d’accordo. Mi sembrava d’averlo scritto. Bisogna leggere tanto, ma, ripeto, se si vuole scrivere, bisogna scrivere. Che fai per avere “per le mani” troppi ragazzi vogliosi di scrivere?

  4. 4 arabella 13 ottobre 2005 alle 23:40

    Sorellina, sei completamente fuori. Che vuol dire che non sei capace di costruire le storie? Credi che sia un talento innato? E’ un’arte – nel senso di techne, di mestiere – che si impara, e ci sono tanti modi per farlo. Il fatto è che spesso si confonde “scrivere” con “raccontare”, e a un certo punto ci si stupisce di saper scrivere ma non raccontare… E allora? Se c’è una storia pronta per essere raccontata, il modo per imparare a farlo si trova… Mica è come il tennis, dove puoi sprecare anni di lezioni senza mai diventare capace di battere un servizio decente! Naturalmente parlo per esperienza, su tutti e due i fronti… Bacioni

  5. 5 giorgi 14 ottobre 2005 alle 08:43

    Ehi, sister, non ci posso credere… Mi chiedevo chi fosse quest’Arabella dei commenti al post su Lula e Andrea. Adesso vado subito a vedere il mediablog sulla tua creaturina. Hai ragione, però io non ho detto che non possa prima o poi imparare a costruire una storia. E poi scrivere zen me lo hai consigliato tu, ricordi? Una bacio


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