Al caffè

Lei è bella di una bellezza quasi imbarazzante. E’ sorridente. E dice cose che lasciano il segno. Si vede da come la guarda l’uomo con cui ha appena pranzato, che continua a sorseggiare un caffè già finito, che la guarda con uno sguardo ammirato e rispettoso. Non sa dove mettere le mani, lui, sembra che abbia paura di sfiorarla. Come se temesse una scossa, una bruciatura. La desidera, ma vorrebbe continuare a contemplarla, ascoltandola e beandosi di quel sorriso.

Quanti anni. Continua a ripetersi mentalmente. Quanti anni sono passati. Era così anche allora? E perché me ne sono andato? Deve fermare i pensieri e smetterla con le domande del rimpianto, con i flashback sul passato, l’immagine di lei che cammina nuda sulla spiaggia prima di andare a fare l’amore tra le dune. Quella che ha davanti adesso non è più la ragazza inquieta di vent’anni fa, ma una donna matura e felice. Più bella e felice.

Lei sta parlando con lucidità di quello che accadde allora, ha tutto chiaro, lei, come se quella storia l’avesse già fatta a pezzi e ricostruita centinaia di volte. Ne parla con amorevole distacco, senza freddezza, come si parla di qualcosa che abbiamo molto amato, un tempo, ma che ora non ci appartiene più.

Lui invece è confuso, incapace di far luce su quelle poche zone d’ombra che lei gli indica, aspettando una spiegazione.

– Eravamo così giovani – è la sola patetica frase che riesce a mormorare senza guardarla negli occhi. – Io non ti avrei mai…

– Cosa? – lo interrompe impaziente, alzando leggermente il tono di voce, mostrando per la prima volta uno spigolo, una piccola crepa, un pezzo d’orlo scucito.

– Io non ti avrei mai reso così felice. – Conclude lui, questa volta guardandola dritto negli occhi, finalmente sollevato. Perché quella era la risposta giusta.

Lei s’illumina e sorride, prima di ammettere che – Sì, hai ragione, è proprio così.

Lui beve l’ultimo finto sorso di caffè, e osa sfiorarle una spalla e il braccio e la mano. Prende la scossa, si brucia, succede tutto ciò che doveva succedere. E poi passerà.

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9 Responses to “Al caffè”


  1. 1 utente anonimo 3 ottobre 2005 alle 07:24

    Spremuta di malinconia con classe da Shakespeare.. stupendo, anche se di lunedì mattina è un macigno..
    TVB
    Muxu, D.

  2. 2 giorgi 3 ottobre 2005 alle 08:55

    Non esageriamo, eh?
    Però grazie, grazie. Mi dispiace averti immanlinconito. Certo che la pioggia di oggi non aiuta (anche lassù?). E a Roma oggi si simula un triplo attacco terroristico, tanto per rallegrare l’atmosfera…

  3. 3 pennapiuma 3 ottobre 2005 alle 10:04

    Bel racconto, sa di vero, mi sono immedesimato con l’uomo.
    Buona giornata.

  4. 4 giorgi 3 ottobre 2005 alle 12:52

    Grazie pennapiuma. Buona giornata a te.

  5. 5 utente anonimo 4 ottobre 2005 alle 11:06

    anche io mi sono immedesimato. chissà perché…

    ciao gio’

  6. 6 utente anonimo 4 ottobre 2005 alle 16:02

    comunque al telefono non ti ho detto che mentre lo leggevo mi sembrava di vedere un cortometraggio. ciao sono io…

  7. 7 melaceleste 4 ottobre 2005 alle 16:49

    E’ vero, oscilla suggestivamente tra il racconto e la sceneggiatura. Bello.

  8. 8 giorgi 4 ottobre 2005 alle 16:50

    “ciao sono io” (Lula grande…): devo dire che anch’io mentre scrivevo “vedevo” la scena.

  9. 9 giorgi 4 ottobre 2005 alle 16:51

    melaceleste: il commento precedente vale anche per te, stavamo scrivendo contemporaneamente. Grazie, comunque.


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